Umberto Manfredi, ex genero pentito di Silvano Maritan, esponente – quest’ultimo – della Mala del Brenta, è stato ascoltato nel corso del processo tenuto dinanzi al tribunale di Venezia sulle infiltrazioni del clan dei Casalesi nel Nord Est, con la cellula guidata da Luciano Donadio.

Il collaboratore di giustizia ha riferito di un borsone pieno di armi collegato con il “gruppo dei Casalesi di Eraclea”, e ha raccontato anche dei rapporti tra Donadio e Maritan, confermando un accordo per la spartizione dei territori e degli affari “stupefacenti”. 

Ha anche riferito dei suoi rapporti con Donadio, ovvero della loro conoscenza risalente almeno al 2003, quando “entrambi facevamo gli usurai. A volte mi passavano dei crediti quando non riuscivano a riscuoterli, li acquistavo”. 

Poi ha rivelato delle armi che Sgnaolin, il contabile del clan (condannato in abbreviato), gli avrebbe mostrato in una scatola presente nell’ufficio di Donadio. Un vero e proprio arsenale “c’erano una 38, una 9, una mitraglietta Scorpion e una quarta, erano 4 pistole”. Procurarsi armi per il gruppo non era un problema, racconta il pentito, che conclude: “Venni presentato a una persona a Preganziol, per il discorso dell’usura, entrammo in argomento delle armi e mi regalò un giubbotto anti-proiettile. Vidi un borsone bello carico di armi, mi disse che era collegato con il gruppo di Eraclea”.