I familiari di Giulia Tramontano quando iniziò il processo a carico di Alessandro Impagnatiello, nel gennaio del 2024, scoprirono che l’auto dell’assassino non fu sequestrata come gli altri beni, pochi mesi prima il 32enne era riuscito a venderla ad una cognata, era la macchina in cui il barista aveva nascosto il corpo di Giulia. I familiari della giovane donna di Sant’Antimo intentarono causa e il Tribunale civile di Milano ha condannato la cognata di Impagnatiello, la moglie del fratello, a risarcire, con poco meno di 25mila euro, i familiari della vittima, secondo il giudice fu un tentativo per apparire un nullatenente ed evitargli così di pagare il risarcimento alla famiglia Tramontano. La cognata e il fratello di Impagnatiello lo scorso ottobre hanno denunciato che l’auto sarebbe stata rubata.
I legali dei Tramontano, intanto, avevano saputo che, pochi giorni dopo l’arresto avrebbe conferito a suo fratello Omar la “procura legale” per disporre dei suoi conti e beni. Il giudice Francesco Pipicelli scrive che la compravendita “è avvenuta tra parenti/affini, ben consapevoli tutti delle ragioni risarcitorie degli odierni istanti”, la famiglia di Giulia.