Oltre alle conseguenze, che sono sotto gli occhi di tutti, di una politica aversana maldestra volta alla “cementificazione sfrenata” del nostro territorio, vi sono anche effetti, che non sono immediatamente sotto gli occhi, ma che a lungo andare stravolgeranno il nostro territorio deturpandone l’aspetto storico-urbanistico.

Le classi politiche locali, per decenni, si sono mostrate disattente alla vera necessità dei cittadini: costruire una città a “misura d’uomo”, dove fosse la “vivibilità collettiva” ad essere messa al primo posto. La classe politica aversana, negli ultimi anni più che mai, si è dedicata solo al “qui e ora”, mancando di una seria progettualità cittadina, che seguisse criteri rispettosi del tessuto storico-urbanistico ed estetico-architettonico. Le conseguenze di tutto ciò ricadranno sicuramente sulle generazioni successive, che erediteranno un territorio brutto e snaturato delle proprie radici storiche, al punto che chiameranno “Centro Commerciale” qualcosa che sta in “periferia” (o in una zona esterna alla città stessa). Tutto ciò è la dimostrazione più pregnante di come le colpe dei padri ricadono sui figli o, è meglio dire, la stupidità di generazioni precedenti ricade e determina il modo di vivere delle generazioni successive. I “Centri commerciali”, mostri architettonici moderni che occupano le periferie delle città, sono oramai una realtà anche per gli aversani. Non si vuole demonizzare queste realtà commerciali, che sono motivo occupazionale per centinaia di persone, ma vanno fatte delle precisazioni. Oltre ad arrecare uno “stravolgimento” del commercio cittadino, fino a determinare la chiusura di attività commerciali di qualsiasi entità, si avvalgono di un appellativo di cui si sono appropriati indebitamente, vale a dire quello di “Centro Commerciale”. Le mega-strutture costruite alle porte delle nostre città vanno chiamate piuttosto “Poli Commerciali” e non “Centri Commerciali”, in quanto si avvalgono di un nome stravolgendone la natura e modificando la memoria storica del commercio (ad Aversa come altrove). L’appellativo di “Centro Commerciale” va “tutelato” e “protetto”. Sotto “l’appropriazione indebita” del nome si nascondono insidie che possono stravolgere le regole storiche e urbanistiche anche della città normanna. L’urbanistica di Aversa è di tipo “centripeta”, a partire da un “centro” si sono sviluppati tutta una serie di “anelli” concentrici. L’antico centro è l’attuale Piazza Marconi (Piazza Mercato), punto nevralgico per secoli della fiorente attività commerciale aversana e centro religioso (testimonianza di ciò è la presenza del Duomo, con annesso il Seminario Vescovile). In una città ad “urbanistica centripeta” è il “centro” il motivo aggregante delle principali attività dell’uomo. L’espansione territoriale di Aversa, nei secoli successivi alla fondazione, procedette rispettandone la natura e la simmetria nei confronti del nucleo d’origine (testimonianza concreta dei primi anelli concentrici al nucleo originario aversano sono i resti di colonne nell’attuale via Seggio, che ne segnavano le delimitazioni). Il “Centro Commerciale” pertanto oltre Piazza Mercato incluse successivamente anche l’attuale via Seggio, che per secoli è stato l’incontrastato bacino del commercio aversano (e, dunque, principale via di passeggio). Con i secoli successivi e l’espansione graduale del territorio, il “Centro Commerciale” si ampliò seguendo criteri storici e urbanistici rispettosi, fino a toccare anche l’attuale via Roma. Se finora quindi il commercio aversano è stato rispettoso del tessuto storico e urbanistico d’origine, in questi decenni i “tecnici di competenza” hanno cercato maldestramente di stravolgere le tracce della memoria storica aversana, al punto che le generazioni successive confonderanno il vero “Centro Commerciale” aversano con quelli che indebitamente si sono avvalsi di questo appellativo. Non è una questione solo di nomi e definizioni, ma è questione:

a. di appropriazione indebita di un appellativo;

b. di consegna storica di una urbanistica da una generazione ad un’altra;

c. di stravolgimento storico-urbanistico ed estetico-architettonico (si costruisce parecchio e male) avendo come risultato un estetica cittadina che sta perdendo della sua antica bellezza e splendore;

d. di stravolgimento di “destinazione d’uso” del vero “Centro Commerciale” cittadino.

Colpevoli di tutto ciò sono sicuramente le “zucche vuote” che coordinano gli uffici tecnici delle nostre cittadine che non riescono, in queste problematiche come in altre, a vedere oltre la punta del proprio naso.

Nicola Palumbo