Al Salone Nelson Mandela della Camera del Lavoro di Piacenza, si sta svolgendo la rassegna “Musica al lavoro” promossa dalla Cgil in collaborazione con l’Arci (patrocinata da Regione Emilia Romagna, Provincia e Comune di Piacenza), e nell’ambito di questa rassegna giovedì scorso è andato in scena lo spettacolo teatrale:

“L’innaffiatore del cervello dell’anarchico Passannante”, si tratta di una rappresentazione relativa alla storia dell’anarchico che attentò alla vita del re Umberto I di Savoia, di e con Ulderico Pesce. Uno spaccato della storia che si intreccia con la tradizione psichiatrica della città di Aversa, perché nel manicomio della città normanna fu rinchiuso proprio Giovanni Passannante. I suoi resti sono conservati a Roma, nel museo criminologico: un cervello sotto formalina e un teschio tagliato in due. Secondo le teorie che giustificavano il suo internamento in manicomio, quello “era un esempio di cranio “criminale” perché presentava la fossetta occipitale mediana, indice di una predisposizione genetica al crimine”. Passannante attentò alla vita di Umberto I, re d’Italia, il 17 novembre 1878 a Napoli, con un coltellino. Poi per 12 anni finì in carcere e per altri 20 in manicomio, dopo fu decapitato ed il corpo dato in pasto ai maiali, si salvò solo la testa che è al museo criminologico. E non è tutto, lo “sfogo” della legge si colpì anche la mamma ed i fratelli dell’anarchico, anche loro furono internati lungamente nel manicomio di Aversa.