La notizia stavolta ci riguarda proprio da vicino ed è assai seria. Sono 8 gli arresti eseguiti dalla Digos di Napoli per falsificazione di documenti e favoreggiamento dell’immigrazione: questi i risultati dell’operazione italo-francese ‘Bon Voyage’, resi noti durante una conferenza stampa che si è svolta nella caserma Iovino in via Medina. Le accuse riguardano 12 indagati, 4 sono riusciti a fuggire, per questi ultimi è subito scattata la notifica del mandato d’arresto europeo. Dall’indagine è emersa l’esistenza, in Italia, di una rete logistica che finanziava le organizzazioni eversive islamiche di matrice salafita, l’ala più radicale.

La banda operava tra le coste dell’Algeria, Marsiglia, Napoli e Aversa. Gli inquirenti hanno scoperto che il capoluogo campano è diventato un nodo importante della rete criminale, con la connivenza della delinquenza locale: questa è, dunque, una delle ultime novità della camorra partenopea, la collusione con il terrorismo islamico internazionale. L’organizzazione procurava documenti falsi per favorire la regolarizzazione di immigrati sul territorio italiano, i certificati dovevano coprire le vere identità di extra comunitari affiliati alle cellule terroristiche internazionali: il prezzo dei documenti, regolato da un piano tariffario, partiva da 200 euro. Le indagini sono state condotte dalla Sezione distrettuale antiterrorismo della Digos in collaborazione con la polizia giudiziaria e le forze dell’ordine francesi. “È stata un’operazione di investigazione pura”, ha affermato Rosario Cantelmo, sostituto procuratore di Napoli, “piccoli passi ci hanno permesso di individuare i responsabili”. Tra gli arrestati, 2 sono di Aversa, per uno si configura anche il reato di corruzione perché pubblico ufficiale: sono un dipendente dell’ufficio anagrafe del Comune di Aversa e un datore di lavoro di immigrati, rispettivamente Nicola De Biase e Antonio Campanello, arrestato a Villa di Briano. Gli altri 6 sono algerini. Stefania Castaldi, pm di Napoli si è detta soddisfatta del lavoro compiuto: “Adesso dobbiamo valutare i collegamenti con le organizzazioni terroristiche”, ha detto il pm. Le indagini italo-francesi, cominciate oltre un anno fa, riguardano il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed il canale di approvvigionamento di documenti in un’area contigua all’integralismo islamico di matrice salafita. Una vera e propria organizzazione, che lega l’antistato partenopeo, l’immigrazione clandestina e il terrorismo islamico, al servizio della criminalità, dell’illegalità e clandestinità con riferimento al terrorismo internazionale, quella scoperta lungo l’asse Napoli – Marsiglia – Algeri, attraverso la mediazione di due aversani. I documenti falsi venivano prodotti in due stamperie partenopee, due volte a settimana partiva da Napoli un pullman granturismo destinato a Marsiglia, a bordo del quale vi erano merci e documenti falsi, che avrebbero agevolato immigrati clandestini maghrebini, provenienti da Algeri, via mare e a nascondere anche l’identità di pericolosi criminali terroristi; così da Marsiglia i clandestini, tra cui terroristi sotto copertura, potevano facilmente raggiungere il capoluogo campano. La notizia si lega sicuramente anche alla scoperta, di alcuni mesi fa, della presenza a San Marcellino di un gruppo di musulmani legato al terrorismo islamico internazionale. L’operazione è stata vasta ed ha portato alla rivelazione di una vicenda di ampia dimensione, che ci porta a conoscenza anche delle nuove strategie del male dell’antistato partenopeo, quello cioè del legame con il terrorismo fondamentalista internazionale: una delle ipotesi di questa collusione è quella che gli ‘ingegneri del male’ (i ‘terroristi islamici’) hanno pensato di sfruttare le organizzazioni criminali dei singoli Paesi per metter radici; proposta che l’antistato napoletano ha accolto anche perché motivo di forti introiti economici. Nicola Palumbo