Abbiamo sentito Angelo D’Arcangeli, attualmente in libertà vigilata in Francia per reati politici, in merito all’inchiesta condotta a suo carico dal Pm Giovagnoli della Procura di Bologna relativamente alle attività di una formazione di sinistra rivoluzionaria: il (nuovo) P.C.I. (nella quale sono coinvolti anche alcuni militanti dei C.A.R.C., sospettati di esserne parte). Si tratta di una testimonianza particolarmente interessante anche in considerazione dei possibili prossimi sviluppi di questa vicenda politico-giudiziaria, ma che affonda le sue radici in questioni che si stanno protraendo da decenni.

1) Con quali argomenti respingete l’accusa di "associazione sovversiva"?

Risposta: Il Comunismo non è un reato. Con l’accusa strumentale di "associazione sovversiva" (la traduzione in italiano dell’accusa di "terrorismo") si cerca di raggirare questo dato di fatto incontestabile. Ma la "guerra al terrorismo" (con tutte le pratiche illegali ad essa connesse: vedi sequestri di "indiziati", utilizzo sistematico della tortura, creazione di polizie parallele, schedature di massa, ecc.) è solo una componente della tenaglia con cui le Autorità, su scala nazionale e internazionale, cercano di restringere gli spazi di agibilità politica dei comunisti, nel tentativo di impedire la rinascita del movimento comunista. La seconda componente di questa tenaglia è rappresentata dall’intensificarsi delle manovre condotte, sempre su scala sia nazionale che internazionale, per cercare di preparare il terreno alla messa fuori legge del Comunismo: sistematiche campagne di intossicazione e manipolazione sull’esperienza dei primi paesi socialisti e in generale di tutto il movimento comunista; tentativi, in sede UE, di interdire il simbolo della falce e martello; risoluzione Lindbland approvata il 25 Gennaio ’06 dal Consiglio d’Europa…La persecuzione del (nuovo)PCI si inserisce, si fa forza e a sua volta rafforza questa dinamica anti-democratica, autoritaria e reazionaria. E’ per questo che la lotta contro la persecuzione del (nuovo) PCI è parte integrante della lotta contro la "guerra al terrorismo" come alibi per violare i diritti politici, contro i tentativi della messa fuori legge del Comunismo e allo stesso tempo è un contributo alla rinascita del movimento comunista.

2) Le Autorità Francesi si preparano a chiudere l’inchiesta per "associazione di malfattori con finalità di terrorismo" aperta nel 2003 nei confronti del (nuovo)PCI. Nei prossimi mesi avrà luogo il processo sia nei confronti di Giuseppe Maj e Giuseppe Czeppel, membri del partito, che nei tuoi, in qualità di simpatizzante del partito. Cosa pensi del possibile esito del procedimento giudiziario francese?

 Le Autorità Francesi da tre anni conducono, su domanda delle Autorità Italiane, un’inchiesta per "associazione di malfattori con finalità di terrorismo" contro il (nuovo)PCI e i suoi simpatizzanti. Nell’arco di questa inchiesta hanno fatto decine di perquisizioni e interrogatori, hanno arrestato e tenuto in gabbia i compagni Maj e Czeppel per ben 18 mesi (ai quali si addizionano più di 13 mesi di libertà vigilata) e me per quattro mesi (più 8 mesi di libertà vigilata…e il conteggio continua, sia per me che per i due compagni, perché ancora siamo sottoposti all’obbligo di firma, all’interdizione di uscire dalla Francia e, condizione "riservata" solo per me, di comunicare sia con loro due che con altre sette persone, tra compagni, amici e conoscenti).

3) Quale situazione si delineerà nei prossimi mesi, a tuo avviso?

Il Pm Giovagnoli avanzerà alla Francia delle domande di estradizione per me, Maj e Czeppel ed emetterà il mandato di cattura per una quarantina di persone residenti in Italia, tra membri del (nuovo)PCI e presunti tali. Dopo di che farà il processo…che terminerà con un nuovo, ennesimo buco nell’acqua, dopo averci fatto passare qualche anno di detenzione preventiva. Ma tutta questa manovra può essere respinta, impedita, mandata all’aria: ed è per questo che stiamo conducendo un’ampia campagna di denuncia e mobilitazione, sia in Italia, in Francia che in altri paesi, contro l’ottavo procedimento giudiziario condotto da Giovagnoli contro il (nuovo)PCI, contro la collaborazione tra le Autorità Francesi e Italiane, contro il tentativo di estradare Maj, Czeppel e me. Colgo l’occasione per lanciare l’appello a tutti i sinceri democratici e a tutti coloro che lottano per la difesa dei diritti politici e contro la repressione a prendere posizione pubblica, darne la più ampia diffusione. Stiamo raccogliendo adesioni a questo appello anche da parte di deputati. Nei prossimi giorni, ad esempio, Caruso farà un’interpellanza parlamentare al riguardo.

4) Storicamente la Francia aveva ospitato molti latitanti italiani di diverse formazioni politiche di opposizione, anche a causa della sua attitudine a non concedere quasi mai estradizioni. Ti sei fatto una idea del modo in cui la magistratura italiana sia riuscita ad esercitare un’influenza sulle autorità francesi fino al raggiungimento dei vostri arresti?

La "dottrina Mitterand" in realtà non era espressione di uno spirito di solidarietà da parte delle Autorità Francesi nei confronti dei perseguitati politici. Era, al contrario, una delle manovre messe in campo dalle Autorità per cercare di tagliare la testa al movimento rivoluzionario di quegli anni, agevolando l’abbandono dell’attività politica rivoluzionaria da parte degli esponenti di spicco. E’ quindi più corretto parlare di "accordo Craxi-Mitterand" che di "dottrina Mitterand". Adesso che il movimento rivoluzionario vive una situazione diversa rispetto agli anni ’70-’80, una situazione di rinascita dopo il periodo di riflusso prodotto principalmente dagli errori commessi dal movimento rivoluzionario, le Autorità non hanno più bisogno dell’ "accordo Craxi-Mitterand", hanno bisogno di nuovi strumenti: anziché facilitare l’abbandono dell’attività rivoluzionaria da parte degli elementi di spicco, sviluppano un lavoro di repressione preventiva, per cercare di “soffocare il bambino nella culla”. Le estradizioni sono parte integrante di questi strumenti.

5) Ci sono degli aspetti di questa vicenda giudiziaria che si protrae dal 2003 che a tuo parere non siano stati sottolineati o che siano stati poco considerati, fino ad ora, dall’informazione?

Sì. A mio avviso l’informazione giornalistica "ufficiale" fino ad oggi ha cercato di mettere in secondo piano, sminuire un elemento in realtà centrale: con la mobilitazione, con la promozione di iniziative di solidarietà e denuncia è possibile respingere queste manovre liberticide. Una dimostrazione per tutte: la mobilitazione che si è sviluppata contro il mio arresto (raccolta firme, concerti, manifestazioni, assemblee, mozioni comunali, provinciali, interpellanze parlamentari) ha obbligato le Autorità Francesi a scarcerarmi. Se tutto questo non si fosse sviluppato, sicuro starei ancora nella condizione di detenzione. Nonostante l’assenza di prove.

Antonella Ricciardi, 6 luglio 2006