Poker, slotmachine e scommesse sportive si possono trasformano da semplici giochi d’azzardo a vere e proprie droghe: questa patologia è conosciuta come ‘dipendenza dal gioco’, infatti crea nei giocatori dipendenza, crisi di astinenza, comportamenti compulsivi e atteggiamenti violenti. È quanto si evince da uno studio condotto da Luigi Janiri, professore di psichiatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Per combattere questa nuova patologia, quella del vizio del gioco, l’Università Cattolica di Roma ha aperto di recente un apposito reparto day hospital presso il Policlinico Gemelli di Roma, che ospita già 20 giocatori cronici.

Ma come si cura un malato di gioco?: “Abbiamo un gruppo di riabilitazione sul modello degli Alcolisti Anonimi – spiega il dott. Janiri – un cosiddetto gruppo di mutuo aiuto. C’è una prima fase di colloqui, dove grazie a questionari si può fare una diagnosi del disturbo derivato dal gioco ed eventuali disturbi concomitanti, come ad esempio l’abuso di alcol; la seconda fase è la riabilitazione vera e propria, dove i giocatori si confrontano e si ascoltano a vicenda, allo scopo di aumentare la propria percezione del rischio e di riaprire i canali che portano ad uno stile di vita più adeguato”. Nei casi più problematici sono possibili anche trattamenti come la farmaco-terapia e la psico-terapia: queste soluzioni, aggiunge il professore, “possono essere avviate quando i sintomi di astinenza da gioco sono talmente gravi da richiedere un trattamento più specifico, ad esempio si manifestano sintomi come una forte depressione, ansia, cefalea, insieme al desiderio compulsivo di continuare a giocare”. È questa di sicuro una struttura ospedaliera all’avanguardia rispetto a problematiche recenti, che colpiscono sempre con maggiore frequenta una fetta della popolazione appartenente a ceti sociali di eterogenea conformazione economica.

Nicola Palumbo