Finalmente lo scrittore Roberto Saviano ha riconosciuto l’esistenza di quei “pochi” cronisti coraggiosi, che quotidianamente sfidano i “masti” raccontando la dura realtà del nostro territorio. Non l’avevamo mai sentito dire questo esplicitamente, si è trattato di un fatto importante che rende giustizia a quanti facendo il loro lavoro di cronisti, soli ed esposti in prima linea, hanno permesso allo stesso Saviano di raccogliere elementi fondamentali utili per realizzare Gomorra.
Lo scrittore è intervenuto alla trasmissione “Che Tempo che fa” di Fabio Fazio ed ha illustrato il lessico giornalistico che certi quotidiani locali del nostro territorio usano, un registro incomprensibile a chi non è della nostra terra, ma che ha un suo perché. Saviano ha il merito di aver portato il nostro dramma alla ribalta nazionale ed internazionale, squarciando il velo omertoso che la grande stampa e la politica avevano calato su quello che ogni giorno accade nell’Aversano e dintorni, quello che non sopportavamo e che non si aveva la giusta considerazione del fattoche esistono dei coraggiosi “operai della notizia”, i quali rischiano forse più di lui e prima di lui. Lo scrittore ha parlato di “silenzio colpevole", ed illustrando i titoli dei coraggiosi giornali locali ha detto: "Dietro i soprannomi che riportano questi titoli, c’è qualcosa di ferocissimo, qualcosa che ha a che fare con una guerra che ogni tanto ci raggiunge, ma solo quando si sparge molto sangue. In media si ammazzano una o due persone al giorno, spesso tre e la cronaca nazionale ignora tutto questo che viene lasciato a pochi cronisti coraggiosi. Tutto questo vive in un silenzio colpevole perché non permette al Paese di capire ciò che sta succedendo". Non siamo d’accordo con lui quando ha fatto riferimento all’accusa di plagio mossagli dal collega Simone di Meo: non sappiamo se essa sussiste, ma gli è stata mossa da un giornalista che ritenendosi leso si è rivolto ad un tribunale, non da un’entità omogenea a qualcosa di illecito, trattare così Di Meo non va bene. Nelle quasi tre ore di trasmissione, ha detto: "Si muore anche per stare in strada, spesso colpisce la banalità di questo male. Al Sud i rassegnati restano, gli ambiziosi vanno via", ha anche detto: "Che Paese è un Paese dove i bambini sono abituati a vedere il sangue che sgorga dalla testa di un uomo ammazzato per strada?". Ha giustamente fatto evincere che esiste un giornalista, l’ex direttore de ‘La Gazzetta di Caserta’, Pasquale Clemente, che rispondendo ad una lettera di Francesco Schiavone ‘Sandokan’, ha iniziato scrivendo: "La ringrazio per la stima". In questo caso per noi cronisti locali che con quell’ex direttore abbiamo avuto a che fare ed in quei giornali abbiamo lavorato, riteniamo doveroso ricordare che il soggetto in questione era smisuratamente (e forse lo è ancora) esaltato dalla cronaca nera, la riteneva l’unico elemento utile per vendere un giornale, chi scrive se né andò da quella redazione perché un giorno il Clemente non avendo una notizia appetibile di nera, arrivò ad aprire il giornale sparando in prima degli arresti mai avvenuti, ma è il soggetto che è particolare, la Camorra era un argomento che usava a causa della situazione locale, aveva questo modo di fare anche per altre tragedie. Conserviamo gelosamente il giornale di quel giorno. Non si tratta di contiguità con la Camorra, ma di una specificità personale i cui dettagli tralasciamo. Il personaggio in questione prima di essere direttore della Gazzetta di Caserta è stato il direttore del Corriere di Caserta, occupando un vuoto perché c’era solo il “Mattino” che fino a 15 anni fa, in una realtà di quel genere pubblicava a stento qualche paginetta di cronaca locale. Dal giornalismo delle pochissime notizie, si contrappose il giornalismo della cronaca nera a tutto spiano, ed anche se creativa andava bene lo stesso, in funzione acchiappa lettori. Saviano ha mostrato anche il titolo di cronache di Napoli, che riporta l’ira dei boss in occasione del rapimento del piccolo Tommaso Onofri, a Parma, e della loro intenzione di punire i colpevoli. Lo scrittore parlando di se stesso ha detto: "L’accusa di essermi arricchito con le storie che scrivo di Camorra l’ho sempre sentite ingiuste. Vivo grazie ai miei lettori e i soldi che ricevo sono quelli che mi danno loro comprando il mio libro o leggendo i miei articoli. Voglio essere uno scrittore che parla al più alto numero possibile di persone e per quanto riguarda l’accusa di plagio ricordo quello che mi disse Enzo Biagi ‘sei veramente arrivato quando fanno un falso del tuo libro e ti accusano di plagio’. Ecco adesso le ho tutte e due". Ha anche ammesso esplicitamente: "Voglio essere un’operazione mediatica, voglio che se ne parli questa sera in prima serata". Parlando dei politici ha detto che: “O sono tutti collusi o sfuggono alle loro responsabilità. Fatto sta che è meglio non parlarne. Nell’ultima campagna elettorale non si è parlato di mafia perchè l’impressione è che il Paese non sia interessato a questi argomenti. Se io parlo di questi argomenti a Bologna, a Milano, pensano che sono storie del Sud. La politica la cosa più grave che può fare, il silenzio e la cosa più grave che possono fare gli elettori è il silenzio". Ha anche ricordato la figura di Don Peppe Diana, attaccando il modo in cui lo avevano trattato i colleghi del Corriere di Caserta, a loro favore va detto che raccontavano le dichiarazioni che avvenivano nel processo, certo avrebbero potuto farlo meglio. Si è anche soffermato sugli investimenti del Clan dei Casalesi nel Nord Italia, dove godono di appoggi insospettabili, in particolare ha citato Pasquale Zagaria detto “Bin Laden”, il fratello del superboss Michele, che ha trovato terreno fertile a Parma. Ha citato la condizione dei giovani del Parco Verde di Caivano, descrivendo quella realtà raccontando le morti di Emanuele e Ciro, due ragazzi, uno morto mentre faceva una rapina, l’altro mentre lavorava a nero in un cantiere. Il risultato è lo stesso: sono morti ci Camorra. Sono stati intervistati anche alcuni ragazzini di Casal di Principe e San Cipriano d’Aversa, regni dei boss Antonio Iovine “O’ Ninnno” e Michele Zagaria “ ’Capa Storta”, giovani ai quali è stato inculcato che lui è un nemico. Fazio ad inizio della trasmissione ha anche ricordato che il pentito Carmine Schiavone ha detto in un’intervista al Tempo che Saviano sarà ucciso quando i riflettori saranno spenti, adesso al Clan non converrebbe. Anche il conduttore ha ricordato la scarsa attenzione dei giornali italiani, ha anche fatto notare che la recente marcia in ricordo di Don Diana è stata relegata nelle brevi dai giornali nazionali, mente era l’apertura per un giornale straniero, El Pais.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo