Sono vecchie le convinzioni di Roberto Saviano contro i quotidiani del nostro territorio, lo scrittore già prima che venisse commercializzato il prodotto editoriale che lo ha reso famoso, già criticava pesantemente le testate giornalistiche di Terra di Lavoro, che sicuramente usano un linguaggio discutibile, super trash, per vendere copie in un territorio dove esistono i più bassi indici di lettura in Italia, quindi in Europa
Il sito Dagospia ha pubblicato un suo articolo che nel 2005 apparse sulla Voce della Campania, Saviano già accusava quei giornali di essere “bollettini di Camorra”, certo che lo sono, siamo in guerra è ci vuole qualcuno che la documenti. Li sì accusa di usare un linguaggio “comprensibile solo ad un pubblico che conosce esattamente sin nel dettaglio i meccanismi e le logiche dei clan”, è ovvio che sia così, sono testate pubblicate in un territorio dove la gente vive in una situazione di guerriglia da decenni. Saviano che sembra essere un lettore nato a Mondovì, stigmatizza il fatto il fatto che i colleghi ipotizzano chi siano i responsabili degli agguati, ancor prima delle sentenze e delle condanne, non si rende conto che quello è giornalismo di guerra e i colleghi scrivono di quei fatti da sempre, ne sono diventati esperti. Quando gli eserciti si fronteggiano non si aspettano le sentenze dei Tribunali militari, ammesse che esse un giorno ci siano, chiunque è di quel territorio si rende conto dell’aria che tira, i colleghi la descrivono. Addirittura colpevolizza le redazioni perché fanno il loro mestiere, scavano, cercano notizie sul territorio, descrivono puntualmente gli equilibri dei clan della Camorra, quella piovra che ogni giorno le regola la vita di milioni di abitanti al posto dello Stato, che spesso rinuncia ad esserci. Cosa dovrebbero fare i giornalisti tacere le notizie che sanno, e non rivelando quello che vengono a sapere e che giornalisti sarebbero. La loro è informazione pura di cronisti di strada, trovano le notizie e le mettono sul giornale, questo è un merito alto non un demerito, siamo d’accordo sul fatto che un italiano più decente sarebbe possibile. Anche le forze dell’ordine colloquiano intensamente con i coraggiosi colleghi di quelle testate, altrimenti come avremmo saputo chi sono Sandokan, O’Ninno, Zagaria. I colleghi ogni giorno frequentano ospedali, aule di giustizia e uffici di polizia, dove spesso vengono individuati fisicamente dai camorristi e dai loro scagnozzi. Saviano in questi luoghi non è stato mai visto. In quei posti si trovano le notizie caro signor scrittore.
Salvatore Pizzo
Sotto l’articolo che risale al 2005
Corriere di Caserta, Gazzetta di Caserta, Cronache di Napoli. Veri e propri bollettini quotidiani di camorra. Ogni giorno pubblicano articoli monografici su agguati, sparatorie, nuove alleanze. Notizie di cronaca nera articolate con una scrittura comprensibile solo ad un pubblico che conosce esattamente sin nel dettaglio i meccanismi e le logiche dei clan. Dopo ogni morte e dopo ogni scontro, sulle loro pagine si stilano ipotesi di lettura e si ipotizzano persino i responsabili degli agguati. Ancor prima che ci siano processi, sentenze e condanne.
Si muovono spesso sul piano informale delle informazioni. Il linguaggio usato è proprio quello degli affiliati: "Ucciso perché infame"; oppure, invece di chiamare i pentiti collaboratori di giustizia, li definiscono "gole profonde". Spesso sanno di avere come interlocutori affiliati, fiancheggiatori, boss e capizona, imprenditori e politici vicini ai cartelli camorristici. Nelle supercarceri, non ci sono casertani e napoletani che non abbiano l’abbonamento a questi giornali. Trattano di boss e gregari e spesso fanno gossip parlando dei loro amori, delle loro avventure private. Veri e propri eroi dell’imprenditoria economica del Mezzogiorno e dell’impresa militare.
Quando fu arrestato in Polonia il cugino di Francesco Schiavone Sandokan, ossia Francesco Schiavone Cicciariello, il titolo suona come uno sberleffo: "Cicciariello arrestato con l’amante". Quasi a voler mostrare che la sua debolezza carnale lo aveva reso vulnerabile. I titoli sparati a caratteri cubitali come quello pubblicato durante le requisitorie del processo Spartacus, sono spesso ambigui: "Sandokan controlla quarantamila voti", e poi, "In quattro comuni il boss ha deciso sindaci e assessori".
Il titolo parla al presente; il sottotitolo usa il passato. Ma, soprattutto, la notizia riguarda la requisitoria di Cafiero de Raho, che trattava degli anni ’80 e ’90. Il messaggio sembra chiaro: non è cambiato nulla. Sembra un avvertimento a politici e affiliati tutti. Di esempi del genere ce ne sono molti. Su Cronache di Napoli sono apparsi all’interno di un articolo i punti di accordo tra gli scissionisti e i Di Lauro per giungere alla pace.
Sul Corriere di Caserta è stata pubblicata una lettera anonima che segnalava il responsabile presunto (un prete di Casapesenna) di una soffiata ai carabinieri circa la presenza di Michele Zagara, boss reggente dei casalesi latitante da dieci anni. La lettera conteneva chiare minacce di morte. Pubblicandola il messaggio è arrivato a tutti forte e chiaro e il clan si è anche potuto risparmiare pallottole e ulteriori indagini per omicidio.
Ma ora la simpatia dei clan sembra aver abbandonato il Corriere di Caserta. Con una lettera ufficiale indirizzata al direttore della Gazzetta di Caserta il 21 settembre scorso, il capo dei casalesi condannato all’ergastolo da poche settimane all’interno del processo Spartacus dichiara di non considerare più il Corriere di Caserta un giornale affidabile e di prescegliere la Gazzetta di Caserta, a cui intima di comportarsi bene per evitare di perdere la sua fiducia.
Sandokan usa la lettera spedita al giornale anche per mettere pace. Infatti in un passaggio dichiara che «Cicciotto Bidognetti» non l’ha tradito, come sostiene invece il neopentito Luigi Diana. Un modo per lanciare dal carcere un messaggio di pace al clan rivale, una sorta di proposta di riavvicinamento dopo anni di burrasca e guerra, per rimettere insieme le fila del clan e sopratutto non farsi lasciare isolati dai boss latitanti (Iovine e Zagaria) che potrebbero smettere di fare i "reggenti" e divenire completamente autonomi, vera ed unica paura di Bidognetti e Schiavone.
Non si conosce la tiratura reale di questi giornali; certo invece è che dopo ogni agguato, dopo ogni arresto importante, si esauriscono le copie in edicola prima delle 11. Record che nessun quotidiano riesce a raggiungere in Campania. Sono organi informati, capaci di fornire osservazioni e informazioni che la stragrande maggioranza degli altri quotidiani ignora.
Articoli rivolti ad un pubblico di affiliati, ma anche per chi vuole capire le decisioni importanti su quali tavoli vengono prese. E non certo la cronaca politica, le notizie istituzionali e gli uffici stampa delle aziende possono dare risposte. Da questi fogli che chiamano i boss con i loro soprannomi, che già tracciano condanne e alleanze prima di ogni sentenza e indagine, si leggono ogni giorno le volontà di chi comanda davvero.
ROBERTO SAVIANO, 1 NOVEMBRE 2005, LA VOCE DELLA CAMPANIA