L’Italia si vanta dell’esistenza della libertà di stampa, poi si vuole perseguire un uomo che, rischiando la pelle, come missione compie quotidianamente la denuncia mediatica dei fatti mafiosi. Si tratta di Pino Mniaci, l’eroico direttore dell’emittente televisiva «Telejato» di Partinico (Palermo), è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista.Maniaci è stato indagato dal pubblico ministero di Palermo Paoletta Caltabellotta, il processo è stato fissato davanti al giudice monocratico di Partinico l’8 maggio prossimo. Il Pm ritiene che Maniaci, pluriminacciato dalla mafia, «con più condotte, poste in essere in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso», avrebbe esercitato abusivamente l’attività di giornalista, conducendo il tg di Telejato. Un’accusa che è tutta da sostenere: per parlare in tv e dire quello che si vuole, senza diffamare alcuno, non ci vuole nessuna abilitazione basta definirsi operatore dell’informazione, oppure “cittadino che parla”. La vicenda nasce da un esposto anonimo, eppure nei mesi scorsi Maniaci è stato assolto dalla stessa accusa. Purtroppo nel nostro sistema sono considerati giornalisti più tanti “impiegati” di redazione o certi che frequentano inutili scuole di giornalismo, che quanti rischiano la pelle e consumano le suole delle scarpe andando a caccia di notizie sui luoghi dove il fischio delle pallottole non fa distinzione tra chi possiede un tesserino e chi non lo possiede. I cacciatori di notizie hanno un dono istintivo, che non può nascere sui banchi di una scuola o tra le scartoffie di un praticantato.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo