Un saggio fresco, diretto, frizzante, dice l’autrice “da spogliare”. Benedetta Cosmi, giornalista, giovane professionista anche con esperienze nel marketing e nella ricerca, da una parte molto tradizionalista, dall’altra con una innata vocazione ad innovare. Nel suo libro propone un modello culturale che “induca in tentazione”, perché se le istruzioni non sanno tendere la mano “almeno
provassero con lo sgambetto”. Ad attrarre. A farsi notare. Ma Cosmi sa che non si tratta sempre solo di appeal, il problema è da ricondurre ai tempi e ai modi con cui si “concede” la cultura, il “bello classico”. Da sempre d’elite, oggi ne è scemata anche la desiderabilità, così i gusti si sono impoveriti, ma gli sport, così come i beni di lusso della cultura sono inaccessibili come e più di prima. Allora “Non siamo figli contro-figure”, Sovera, 2010, scritto da Benedetta Cosmi vuole essere un libro capace di parlare all’orgoglio di ognuno di noi. Al pregiudizio. Alla sfera onirica e valoriale, ma per farlo rompe gli schemi, irrigiditi e frigidi e si trasforma in un progetto, in un libro con cui “andare a letto insieme”, e risvegliarsi dopo una indomabile notte a lotta con la razionalità, il pessimismo, gli incubi della crisi, e una forza in più, di fare e di rifarsi. Ecco come si spiegano i capitoli di Non siamo figli contro-figure, all’inizio si parte da una assunzione, una presa di responsabilità oltre che di posizione e alla fine si indicano le ragioni, e i torti, le vie di uscita piuttosto che quelle di svago, che hanno fin qui comportato un uso e abuso della notte. Il libro ha tra i ringraziamenti anche il Direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, ed è probabile che il libro lo abbia letto davvero, interessate una batteria di domande in video intervista sul Corriere.it in cui si indaga su chi è aperto di notte a Milano, e soprattutto la domanda di fondo nel libro di Benedetta Cosmi è: “quanto ci costa tenere le città spente”, in termini i microcriminalità, di tasso di disoccupazione, di disservizi alla cittadinanza? Non è cosa di tutti i giorni avere tra le mani un libro destinato a fare storia. Qualcosa questo libro è inevitabile che muova, dentro ognuno dei lettori, e fuori dai giochetti di partito, di separazioni, restituisce la speranza, ad ognuna delle presentazioni tra la Sicilia, passando per il Lazio e toccando più volte la Lombardia, senza trascurare i Paesi di cui l’Italia è ricca, da San Lucido in provincia di Cosenza a Praianp nella fantastica Costa amalfitana, ha scosso qualcosa. Sentiremo ancora parlare della sua autrice, ma sembra che il suo sia un impegno non solo letterario, il tentativo coinvolge, sconvolge la prassi, rompe i paradigmi, è un’intellettuale! Coem si diceva una volta. e vale la pena ridire anche qui. La più giovane saggista, che parla ai giovani ma con uguale entusiasmo coinvolge gli altri, tutti, senza distinzione di razza, di sesso, di età, varrebbe la pena di dire, sottolineando l’importanza della soggettività di chiunque e l’urgenza di sentirsi un tutt’uno nel senso pieno e promettente. Di chance. Di energia. Un libro che consigliamo ai docenti, che ancora vogliono trasmettere la loro passione ai giovani, ai ragazzi, ai padri, ai nonni, agli uomini e alle donne che hanno bisogno di tornare ad avere fiducia in un bel libro, e nella fattibilità di cambiare pagina.

“Non siamo figli-controfigure”, Benedetta Cosmi, Sovera, Roma 2010, Pag 96, 10 euro

Di red