Il Tribunale di Napoli ha ritenuto che il libro “Gomorra”, edito dalla Mondadori (casa editrice controllata dalla famiglia Berlusconi) non presenta nei suoi contenuti alcun plagio editoriale. La causa era stata intentata da giornalisti che lavorano per alcuni quotidiani campani, i cronisti del nostro territorio rischiano in prima persona per raccontare le tristi vicende di Camorra che affliggono lo stesso
territorio. Al di là dei contenuti della sentenza, questa vicenda ripropone un aspetto antipatico: da decenni ci sono cronisti locali che quotidianamente sfidano il potere locale, raccontando nei loro articoli, “minuto per minuto”, le malefatte dei clan. Basta sfogliare i loro giornali che non esitano, coraggiosamente, a pubblicare le foto dei camorristi esponendoli al pubblico ludibrio. A quest’esercito di coraggiosi che lavora in silenzio, spesso con paghe risibili, che con le loro notizie permettono a tanti big di avere delle fonti di prima mano, devono essere resi gli onori per la meritoria opera che compiono. Oltre che nel giornalismo ci sono anche scrittori che rischiano: anni fa fu addirittura sequestrato un libro di Nanni Balestrini, edito dalla Einaudi, si intitolava “Sandokan – Storia di Camorra”, a chiederne il sequestro fu lo stesso boss Francesco Schiavone “Sandokan”. Cronologicamente parlando Roberto Saviano viene molto dopo.
sa.pi.
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