Marcello Colafigli (Roma, 1954) è un criminale italiano, esponente di spicco della Banda della Magliana.
Orfano di madre e sopravvissuto a un parto gemellare, Marcello Colafigli nasce e vive da bandito e assassino. Entra a far parte della Banda della Magliana fin dagli albori di questa organizzazione. Legato da un rapporto di devozione con Franco Giuseppucci, viene colto in flagrante con Antonio Mancini mentre ammazza uno dei fratelli Proietti (i killer del Giuseppucci) il 16 marzo 1981, non poté evitare il carcere. Colafigli e Mancini aspettarono i fratelli Proietti in via Donna Olimpia 152, dove i due si nascondevano da mesi. Quando li videro arrivare, spararono. Con i Proietti c’erano anche mogli e figli. I due killer della Banda rimasero feriti, le urla e gli spari attirarono l’attenzione dei vicini che chiamarono la polizia. Quando arrivò, Colafigli chiese con strafottenza all’agente: "Ditemi che l’ho ammazzato, quell’infame che ha sparato a Franco mio". Lo aveva ammazzato, Maurizio "il pescetto" Proietti era morto. Si era invece salvato (per la seconda volta) l’altro fratello Proietti, Mario "Palle d’oro", che però non sembra aver partecipato al commando che uccise Giuseppucci (l’altro Proietti implicato era probabilmente Fernando, ucciso nel 1982). Una volta uscito, sembra accertato che Colafigli commissionò l’omicidio di Enrico De Pedis, punendolo dello scarso interesse "giudiziario" per la sua situazione. Colafigli è poi accusato di essere stato anche il mandante di altri omicidi caduti nella fase finale della Banda (1990-91).
È Colafigli ad introdurre nella Banda Claudio Sicilia e il suo network di rapporti con la Camorra.
Condannato all’ergastolo per tre omicidi, gli viene riconosciuta nel tempo un’infermità mentale su cui in molti continuano a nutrire forti perplessità. Attualmente sta scontando la pena detentiva nel manicomio criminale di Aversa.
Di lui Antonio Mancini dice: "Marcello Colafigli aveva studiato da geometra, ma fisicamente era una specie di orso. Un uomo dotato di una forza disumana. In tribunale da solo ha scosso la gabbia dove eravamo chiusi, con un pugno ha incrinato il vetro blindato. Ma se lo rimproveravo per qualcosa, si faceva rosso in viso come un bambino e la peggiore parolaccia che conosceva era "perbacco".
Giancarlo De Cataldo si è ispirato a Colafigli per il personaggio di Bufalo nella sua opera letteraria Romanzo Criminale.