La recente acquisizione da parte del Comune di Berceto (Parma) di una villa confiscata alla criminalità organizzata, ha riproposto il pesante tema della presenza nel Parmense di filiali locali delle principali organizzazioni mafiose, tra cui il famigerato Clan dei Casalesi. Nel caso Berceto si tratta di una lussuosa villa che è stata di Vincenzo Busso, un personaggio che molti commentatori hanno
etichettato come appartenente al famigerato “Clan dei Casalesi”, l’errore non è da poco. In quanto per una persona “di rispetto”, come nel gergo si chiamano coloro che sono affini alla Camorra, usare senza l’autorizzazione dei capi la denominazione un marchio criminale potrebbe costare la vita. Le indagini che riguardano Busso non riguardano i Casalesi, che comunque a Parma hanno molti amici, bensì, le attività di Luigi Siciliano, un napoletano che si era messo in proprio in Lombardia e che ha stretto alleanze importanti sotto il profilo criminale con il gruppo pugliese di Gerardo Gadaleta, detto Gerardo il Criminale, e con il cartello napoletano dell’Alleanza di Secondigliano. Secondo le accuse, Busso, originario di Casagiove (Caserta) ma residente a Milano, avrebbe avuto il ruolo di riciclare in attività immobiliari, i soldi provento del traffico di droga gestito da Siciliano. Una telefonata intercettata dagli inquirenti ha rivelato anche che Busso è stato usato dalla direttrice di una filiale bancaria di Milano, per un recupero crediti, doveva avvicinare un uomo che non aveva restituito all’istituto di credito un prestito di duemila euro. Busso recentemente è stata condannato a 8 anni, la sua casa di Berceto diventerà un centro civico.