“Perchè ci prendono in giro dicendo che abbattono le barriere architettoniche ma poi fanno i lavori creandone lì dove non ce ne erano”. Questa la domanda che Elvira mamma di Mario disabile su sedia a rotelle residente nel quartiere di Savignano pone a Nerosubianco denuciando, con tanto di prova fotografica. l’inutilità del marciapiede realizzato da pochissimi mesi in via Piave. “E’ così
stretto –dice- che la carrozzina di mio figlio non passa, costringendolo a usare la strada come faceva prima della realizzazione del marciapiede solo che adesso la strada è diventata più stretta e quindi più pericolosa proprio grazie al marciapiede”. E’ un dato di fatto che abbiamo toccato con mano. Accompagnando il giovane nella passeggiata pomeridiana abbiamo verificato che il marciapiede in oggetto è impercorribile per intero, dal momento che la larghezza varia da 87 a 100 cm, ridotta ulteriormente dalla presenza di paletti dissuasori. A questo punto viene logico domandare quanto debba essere largo un marciapiede perchè sia percorribile a cittadini su sedia a rotelle. “Almeno 150 centimetri” risponde Raffaele Cecere noto architetto aversano che è stato direttore dei lavori per la realizzazione dei lavori di piazza Melvin Jones alla cinque vie. “Le norme in materia parlano chiaro” aggiunge l’esperto facendo riferimento al decreto del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti del 5 novembre 2001 che detta le “Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade”. Al capo 3.4.6 il decreto ministeriale precisa “la larghezza del marciapiede non può essere inferiore ai 150 centimetri calcolati al netto di strisce erbose, alberature, dispositivi di ritenuta”. “Sul marciapiede –si legge più avanti- possono comunque trovare collocazione alcuni servizi di modesto impegno, come centraline semaforiche, colonnine di chiamata soccorso, idranti, pali o supporti per l’illuminazione e per la segnaletica verticale, nonchè cartelloni pubblicitari, da ubicare in senso longitudinale alla strada. In presenza di occupazione di suolo pubblico localizzate e impegnative, come edicole di giornali, cabine telefoniche, cassonetti, gazebo ed altro, la larghezza minima del passaggio pedonale dovrà comunque essere non inferiore ai 2 metri”. Dunque non 80, 90, 100 o 120 centimetri qual è la larghezza di tanti marciapiedi realizzati in città, ufficialmente nel rispetto dell’eliminazione delle barriere architettoniche visto che vengono dotati di scivoli che praticamente non servono, realizzando loro stessi delle nuove barriere come in via Piave. Perché ad Aversa le cose vanno così? “Probabilmente perchè non c’è il dovuto controllo da parte della direzione dei lavori cui spetta il compito di verificare che i lavori siano effettuati a regola d’arte” afferma in proposito Cecere aggiungendo che il direttore dei lavori è un professionista pagato proprio per controllare che tutto venga realizzato ad opera d’arte. “Se non accade il direttore dei lavori –ricorda l’architetto- è responsabile del risultato anche economicamente. Proprio come succede ad un medico”. “Se un chirurgo sbaglia in sala operatoria chi paga se non il medico stesso. E allora –conclude- perchè un direttore dei lavoro non dovrebbe pagare di tasca propria?”. Giriamo la domanda ai responsabili istituzionali della città.
ANTONIO ARDUINO