Accesso vietato in parrocchia ai diversamente abili su sedia a rotelle residenti nel quartiere di Savignano. Ad impedirlo è la barriera architettonica rappresentata dalle scale presenti all’ingresso della chiesa. Insormontabili da chi è costretto a vivere su una sedia a rotelle senza l’aiuto di “uomini di buona volontà” capaci di sollevare di peso carrozzina ed occupante. Un supporto
che non sempre riescono ad ottenere i diversamente abili che vorrebbe partecipare alle funzioni o semplicemente raccogliersi in preghiera nel luogo di culto e nel rione sono davvero tanti, forse più che in ogni altra zona della città. Da qui la richiesta di aiuto che lanciano all’assessore alle pari opportunità. “Non si può considerare i disabili solo quando è il momento delle elezioni per portarli alle urne a compiere il diritto-dovere del voto. I nostril figli sono persone che hanno gli stessi diritti di tutti i cittadini e tra i diritti c’è quello di poter entrare e pregare nella loro parrocchia” dice la mamma di un giovane costretto alla sedia a rotelle fin dalla nascita da una malattia congenita. “Il mio ragazzo –continua- è stato battezzato, comunicato e cresimato, ma allora era piccolo, pesava poco e potevo portarlo in braccio. Oggi è cresciuto, tanto che non c’è possibilità di spostarlo di peso se non con l’aiuto di più persone”. “A casa –continua- tisolviamo il problema con un elevatore, ma fuori c’è bisogno di aiuto, senza non si può fare niente. Così quando desidera andare in parrocchia dobbiamo sperare nell’aiuto dei passanti o dei fedeli che si recano in chiesa e se troviamo uomini di buona volontà entriamo”. Un obbligo a cui sono costretti tutti i diversamente abili del quartiere che vivono su sedia a rotelle. Eppure per sentirsi quanto più è possibile autonomi, in tanti fanno uso di carrozzine a motore così da non avere bisogno di “badanti” ma la presenza di barriere architettoniche che non dovrebbero esistere per legge dal 1989 annulla ogni sforzo. “Abbiamo chiesto al parroco di risolvere il problema- ricorda la mamma- ma sembra non sia sua competenza trovare la soluzione. L’edifico è antico, è di proprietà della Curia e pare che non potrebbero essere apportate innovazioni”. “Però –osserva- è stato possibile mettere delle porte nuove che non facevano parte della struttura originaria”. “Questa non è una innovazione? E allora perché –chiede- non si può realizzare una rampa per fare entrare in chiesa anche chi è su una sedia a rotelle?”. “La legge c’è e prevede che le barriere vengano abbattute anche negli edifici di vecchia costruzione. Se il parroco non si muove, intervenga l’assessore” conclude la donna lanciando un sos.
ANTONIO ARDUINO