L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada esprime soddisfazione per la carcerazione di Illir Beti che con il Suv contromano ha ucciso il 13 agosto scorso quattro giovani francesi. Trova tuttavia riprovevole che a tale decisione la magistratura non sia giunta in prima battuta, ma è stata costretta, dall’indignazione suscitata, a cambiare parere dall’oggi al domani, con motivazioni che potevano essere cercate o evidenziate sin da subito.
Un comportamento che riconferma il punto di vista dell’AIFVS: più che di leggi nuove, per quanto riguarda il crimine stradale, c’è bisogno di una cultura migliore negli operatori della giustizia, perché quest’ultima non venga delegittimata dalle loro stesse decisioni, con ricadute negative sulla stessa civiltà: decisioni, per quanto ci riguarda e come indica il caso in questione, spesso frettolose e burocratizzate, frutto di un esercizio improprio del potere, per nulla interessato ad approfondire il problema e alla certezza della pena. La carcerazione di Beti, come la recente pena di 15 anni e mezzo per l’uccisione a Roma sulla Via Nomentana di Rocco Trivigno, sono avvenute con l’utilizzo della normativa esistente, che stride con i 5 anni di pena stabiliti dalla Cassazione per l’uccisione di Alessia e Flaminio sempre sulla via Nomentana. Pertanto, pur non facendo di tutta l’erba un fascio e riscontrando spesso un uso incomprensibile della discrezionalità, insistiamo sul miglioramento della formazione e della cultura dei magistrati, e riteniamo che ci sia bisogno di nuove norme per dare risposte a bisogni scoperti, a cominciare dalla modifica dell’articolo 111 della Costituzione per assicurare pari dignità processuale tra vittima ed imputato, dal riconoscimento del danno alla vita di chi muore subito, e dall’estensione del risarcimento ad opera del Fondo di Garanzia a tutti i danni derivanti dallacircolazione stradale, causati da pedoni, ciclisti, animali incustoditi e lancio dei sassi.
Giuseppa Cassaniti Mastrojeni
Presidente AIFVS