«Quello che ci ha colpito al nostro arrivo è stata l’altezza media delle mura di cinta. Quasi strideva, se contrapposte alla limitatezza delle strade pubbliche».

Una settimana delle proprie vacanze estive donata al lavoro nei terreni confiscati alla Camorra, un’esperienza che fanno molti giovani che arrivano dal Nord, tra loro quest’estate c’era anche un gruppo di scout de “Il Rivolto”, clan di Modena 5, che sono venuti a San Cipriano d’Aversa. Si tratta di iniziative che organizza Libera, l’associazione antimafia guidata da don Luigi Ciotti. Come ha dichiarato uno di loro alla Gazzetta di Modena: «Quello che ci ha colpito al nostro arrivo è stata l’altezza media delle mura di cinta. Quasi strideva, se contrapposte alla limitatezza delle strade pubbliche». Assenza quasi completa di spazi pubblici e la scarsità di verde completano il quadro di un paese che sembra non aver voglia, o perlomeno la possibilità, di incontrarsi e socializzare. «C’è una sorta di ambiguità tra la sfarzosità delle ville e il degrado che accompagna le passeggiate per il paese. In generale siamo stati accolti con sorrisi e ringraziamenti, ma non sono mancati gli episodi di insofferenza nei nostri confronti. I responsabili della cooperativa ci hanno spiegato che nelle annate precedenti è stata molto più dura. Siamo tornati un po’ pessimisti. Riporre le aspettative di cambiamento sulle nuove generazioni è una speranza che in tanti hanno; ma i giovani disertano l’appello, sembrano non essere consapevoli del problema. Ricordiamo che non vogliamo che passi il messaggio che i campani sono persone che vivono tra la spazzatura e si divertono per questo. Abbiamo trovato anche tante eccellenza, strutture comunitarie in primis, che ci fanno pensare che un giorno potremmo davvero sconfiggere il sistema mafioso. E soprattutto noi modenesi dovremmo smetterla di pensare di vivere nella terra dei balocchi. Basta andare a leggere le notizie di cronaca per capire quanto camorra e ‘ndrangheta siano radicate sul nostro territorio».

Di red