Jommelli_Niccol

Niccolò Jommelli

(musicista e compositore)

1714 – 1774

Niccolò Jommelli, del quale ricorre tra due anni il trecentesimo anniversario della nascita, è annoverato a buon diritto tra i principali musicisti e compositori del Settecento.

Nato ad Aversa da Francesco e Margherita Cristiano il 10 settembre 1714, apprese i primi elementi musicali da un canonico di nome Muzzillo che, vistene le capacità, lo fece entrare nei migliori Conservatori napoletani di musica dell’epoca.

Dove seguì i corsi dei più valenti Maestri del tempo, distinguendosi per le sue innate e scrupolose concezioni artistiche e per il suo genio creativo.

Che lo portò, giovanissimo, a venire a far parte (con Hasse e Traetta) della ristretta schiera dei rinnovatori del melodramma napoletano.

Aveva solo 23 anni quando fece rappresentare, sotto altro nome, la sua prima opera “L’errore amoroso” in un Teatro napoletano, a cui seguirono altre composizioni che lo imposero subito all’attenzione pubblica.

Divenuto famoso, fu richiesto un po’ dovunque entrando nelle grazie di personaggi molto importanti e influenti che gli aprirono le porte della loro casa e di noti Teatri.

Nel 1740 al teatro “Argentina” di Roma, dove conobbe il duca di York, rappresentava con enorme successo l’opera “Recimero, re dei Goti” e un anno dopo a Bologna “Ezio” e “Astianatte” legando amicizia col celebre padre Martini che lo accolse nell’Accademia Filarmonica facendogli affinare il gusto artistico.

Con l’aiuto dello Hasse nel 1743 assumeva la direzione del Conservatorio degli Incurabili di Venezia, che ebbe a lasciare quattro anni dopo per far ritorno a Napoli, dove il Cardinale Albani gli procurava una scrittura per Vienna.

In questa grande città della musica veniva colmato di doni da Maria Teresa d’Austria, scrivendo per il suo Teatro ben cinque opere tra cui “Achille in Sciro” e conoscendo da vicino il Metastasio, del quale aveva musicato parecchi libretti.

Tornato a Roma, nel 1750, assumeva il posto di coadiutore musicale in San Pietro intensificando la sua produzione di musica oratoriale e chiesastica.

Conteso dalle Corti di Lisbona, Mannheim e Stoccarda, Jommeli scelse quest’ultima località dove vi si recò nel 1753, invitato dal duca Carlo Eugenio del Wurtemberg che gli affidò la direzione della musica vocale e strumentale di Corte.

Quello di Stoccarda, dove rimase ben sedici anni, fu un periodo di intenso lavoro e di felici realizzazioni: sotto la guida del nostro Jommelli infatti, che era coadiuvato da valenti cantanti e celebri violinisti, l’attività musicale attinse livelli elevatissimi.

Dopo aver composto una ventina di opere, Jommelli lasciava Stoccarda facendo ritorno a Napoli dove il pubblico gli riservò fredde accoglienze notando con tristezza che l’Arte musicale appariva “infelicemente traviata” e “prostituita”.

Per questa ragione nel 1770 si rifugiò nella sua più tranquilla Aversa, mettendo piede nel suo nuovo palazzo, godendo di una pensione concessagli dal re del Portogallo per il cui Teatro di Corte aveva scritto l’ultima sua opera “Il trionfo di Clelia”.

Ad Aversa scrisse il “Miserere” che venne eseguito il mercoledì santo dell’anno della sua morte, avvenuta in Napoli il 25 agosto 1774.

Morendo Jommelli, fabbricatore di musica e genio indiscusso, lasciava ai posteri un patrimonio di circa trecento opere varie (per lo più a sfondo tragico, eroico, e religioso), alcune delle quali sono custodite nel Conservatorio di S. Pietro a Majella di Napoli.

Antonio Marino

Di red