(da Osservatorio Cittadino)
sotto il ritratto:
Biagio D’Angelo ( de Rosa ) con alle spalle il frontespizio di un suo libro.
BIAGIO D’ANGELO ( de Rosa )
( Il difensore dei deboli )
Tra gli aversani di adozione, che hanno calcato la scena nell’arco del Novecento, l’avv. Biagio D’angelo ( de Rosa ) occupa un posto particolare.
Non tanto per quello che la sua mente fervida ha prodotto quanto per ciò che ha rappresentato come professionista, politico e intellettuale.
Originario di Caivano, dove ha visto la luce a cavallo dell’inizio del secolo scorso, venne con i suoi ad Aversa in tenerissima età rimanendovi poi per sempre.
Ultimati in loco gli studi umanistici, condotti con scrupolosa serietà, si iscrisse all’Ateneo napoletano laureandosi brillantemente in Giurisprudenza.
Una volta laureatosi, intraprese subito la carriera forense mettendosi in evidenza per lo zelo che lo animava e la convincente oratoria.
Contemporaneamente, dando sfogo al suo innato sentire, s’impegnava anche nel sociale interessandosi di pubblicistica e soprattutto di politica che diventerà per Lui una vera e propria militanza.
Che lo porterà, imbevuto com’era di idee marxiste, ad aderire al Partito Comunista Italiano per essere più vicino alle masse lavoratrici, in un periodo storico molto difficile.
Quando l’opposizione al regime fascista imperante costava, per gli avversari, persecuzioni e perfino il carcere.
Per i suoi ideali rivoluzionari e principalmente per un opuscolo che ebbe a scrivere sul fatto che tutti i cittadini, compreso i Capi di Stato, per reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni e per abuso di potere, dovevano rispondere ( essendo la Legge uguale per tutti ) dinanzi alla magistratura ordinaria, senza distinzioni o immunità di sorta, fu privato di un sicuro insegnamento universitario.
Un affronto questo significante che lo indusse ad intensificare il suo impegno socio-politico a favore delle classi più deboli, a cui dette tutto se stesso, legandosi di una schietta amicizia con Togliatti, Longo, Amendola e Di Vittorio.
Calatosi infatti nella vita di partito, che alternava con l’attività professionale e pubblicistica, ne percorse quasi tutte le tappe ( Segretario sezionale, Consigliere comunale ) fino ad essere eletto plebiscitariamente Consigliere provinciale: il primo nella storia di Aversa, che lo ha visto tra i fondatori del Partito comunista locale.
Carica che, supportata da una non comune cultura, ne accrebbe lo zelo a favore delle popolazioni locali divenendone il più puro e qualificato paladino.
Con la sua forbita oratoria e l’innato spirito battagliero riuscì a fare accettare, nei pubblici Consessi, molte sue eloquenti quanto utilissime proposte facendo, tra l’altro, approvare e deliberare all’unanimità anche la istituzione di un Convitto-conservatorio musicale ( intitolato a Cimarosa ) per accogliere i ragazzi poveri.
Cessata ( per colpa non sua ) la militanza attiva di partito, si ritirò a vita privata dedicandosi maggiormente alla famiglia e all’ attività forense affiancando il tutto, nelle ore libere, con l’uso “sferzante” della penna.
Dalla quale uscirono diversi articoli, apparsi su giornali e periodici, commentanti i principali avvenimenti del suo tempo e la dilagante degenerazione politico-amministrativa generale con i suoi vari riflessi nel malcostume civico.
Intensa e interessante (premonitrice per certi versi) fu la sua produzione giuridica e letteraria, che ha inciso vari settori.
Tra i suoi saggi, a carattere giuridico, si ricordano “Il mancato consenso nel trattamento medico-chirurgico”, “Il diritto nella realtà” e “L’accusa parlamentare e la responsabilità ministeriale”, pubblicazioni riprese in seguito dai competenti in materia.
Un po’ più vasta è stata la sua attività culturale che ha abbracciato più di un campo, da quello letterario al sociologico, condensando la sua estrosa personalità e il nobile sentire.
Delle sue opere si citano la raccolta di novelle “Questa è la vita”, il trittico “Arte e amore”, la storia fantastica in versi dialettali “Napule”, il dramma lirico in due atti “Janòsk e Naja”, la splendida “Canzone a Domenico Cimarosa” e i romanzi “Stefania”, “Come morì l’amore” e principalmente “La durata di un sogno o la fine di una civiltà”.
Opere che, pur non avendo un gran pregio stilistico-letterario, rappresentano fasi di diverse osservazioni e profonde analisi storico-sociologico-ambientali e giuridiche sulla società consumistica e la decadenza dei costumi, a cui Lui, democratico fervente, non ha mai saputo adeguarsi.
L’avv.D’Angelo cessava improvvisamente di vivere nell’autunno del 1975, dopo un’intensa esistenza, spesa quasi filantropicamente: il cordoglio fu unanime.
Uomo di altro stampo, incorruttibile, ligio al dovere, responsabile nelle azioni, leale quanto onesto professionalmente e in politica, lasciando questo “pazzo mondo” come lo definiva , portava via con sé tutta un’epoca.
Antonio Marino
http://www.facebook.com/pages/Corriere-di-Aversa-e-Giugliano/283505488416630