I carabinieri del Noe e del comando provinciale di Caserta, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno arrestato nove persone e sequestrato tre aziende per un valore di tre milioni di euro per traffico illecito di rifiuti metallici. Al momento risultano indagate 17 persone.
I reati contestati sono, oltre al traffico di rifiuti, anche falso e truffa ai danni dell’Inps, per false assunzioni e falsi licenziamenti. Le indagini sono state avviate dai controlli effettuati su una azienda, facente capo ad un cittadino romeno, tratto in arresto oggi insieme ad altre otto persone. Lo straniero con l’aiuto di un consulente del lavoro casertano, aveva conseguito l’iscrizione all’albo nazionale dei gestori ambientali campani. In questo modo l’azienda era autorizzata al trasporto dei rifiuti prodotti. Il documento che attestava l’iscrizione all’albo è stato riutilizzato più volte, riscuotendo puntualmente una somma di mille euro, versati da diversi stranieri gestori in tutta Italia della raccolta abusiva di materiale ferroso. Gli extracomunitari in questo modo si servivano della ditta e dei suoi Fir (formulari di identificazione rifiuti) per rendere apparentemente legale la loro attività.
Mediante intercettazioni e immagini tratte dalle telecamere di videosorveglianza, è emerso che gruppi delinquenziali avevano intrecciato rapporti di affari nel settore del traffico di rifiuti ferrosi, costituiti prevalentemente da carrozzerie di veicoli, e avevano individuato in due aziende del settore, situata una nell’agro aversano e l’altra sul litorale domitio, i depositi di stoccaggio di questi rifiuti raccolti illegalmente. I rifiuti venivano poi rivenduti a fonderie con il sistema del giro-bolla.
Le indagini hanno portato all’individuazioni di un vero e proprio tariffario del rifiuto illegale, che prevedeva 15 centesimi al chilo per i rifiuti senza Fir, e 17 avente il Fir. Mentre alle fonderie, il metallo era venduto a 22 centesimi al chilo.
Inoltre l’azienda dell’aversano e quella dell’area domitia, entrambe poste a sequestro, distruggevano anche autovetture smaltendo illegalmente gli olii inquinanti e le sostanze chimiche degli impianti e delle batterie.
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