Tutti in opposizione alle decisioni dell’Autorità Anticorruzione, per evitare che la norma che vieta la sommatoria degli incarichi dirigenziali ed elettivi possa scardinare vecchie e nuove poltrone.

Medici, infermieri, farmacisti, avvocati, politici del Pd, di Forza Italia e del Nuovo centro destra, sembrano non gradire la delibera anti-corruzione che sancisce il principio dell’incompatibilità tra incarichi dirigenziali e lo svolgimento di incarichi pubblici elettivi. Una norma che serve a evitare possibili conflitti d’interesse tra la sfera pubblica e quella delle lobby degli ordini professionali.

Un braccio di ferro che ha portato da un lato l’Ordine degli avvocati ad impugnare la delibera al Tar, mentre esponenti del Pd, del Ncd e di FI stanno provando a cambiare lo status giuridico degli Ordini Professionali, che dovrebbero secondo gli emendamenti proposti essere qualificati come «enti pubblici non economici a carattere associativo, soggetti esclusivamente alla vigilanza del ministro competente».

Dall’altro lato però ferma la posizione dell’Anac, che ritiene gli ordini semplici “enti non economici”, per questo soggetti alla legge Severino. Oltre ai doppi incarichi, i piani triennali anticorruzione prevedono che i dirigenti degli Ordini mettano on line anche gli stipendi, eventuali consulenze, e perfino la loro situazione patrimoniale. Raffaele Cantone, ha così affermato: «Dal 1° gennaio 2015 faremo partire i controlli. Se non saranno rispettate le norme, ci saranno sanzioni disciplinari».

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