L’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, durante il processo che lo vede imputato per corruzione nei confronti di alcuni agenti penitenziari del carcere di Secondigliano, ha dichiarato ad Aversa nell’aula del tribunale di Napoli Nord: “L’ipod che mi fu trovato in carcere non era mio, ma mi fu lasciato da un detenuto trasferito ad Asti.
Il fatto che non fu introdotto dopo il mio arresto si poteva notare dal fatto che all’interno vi era musica vecchissima e non moderna, oltre al modello stesso di ipod di vecchia generazione”. L’ex parlamentare ha negato il trattamento di privilegio che avrebbe ricevuto in carcere in cambio di favori, con richieste di posti di lavoro per i parenti degli agenti. “Vitale mi parlò della situazione della moglie, lo indirizzai verso il gestore di una cooperativa, dove tra l’altro la donna aveva già lavorato. Ottenne 2 ore di lavoro settimanali: se questo si può definire un posto di lavoro”. Per quanto riguarda gli altri agenti, Cosentino ha raccontato che, nonostante le richieste, “non hanno mai ottenuto nulla”. Motivo, che a detta dell’ex parlamentare, li avrebbe portati ad avere un atteggiamento più aggressivo e a continuare nelle richieste durante la seconda detenzione, quando ritornò in galera dopo 4 mesi di scarcerazione. Durante quel periodo gli agenti furono intercettati e parlando del suo ritorno in carcere avrebbero esclamato: “Ora lo teniamo per la testa”.