Si chiamava Bruno ma adesso è Mina. Il cambiamento può avvenire all’anagrafe senza sottoporsi necessariamente all’intervento chirurgico, questo è quanto ha disposto una sentenza emessa lo scorso 12 maggio dal Tribunale di Napoli Nord di Aversa. Secondo il collegio giudicante, composto da tutte donne, «per ottenere il riconoscimento giuridico della identità di genere prescelta è sufficiente una modifica dei caratteri sessuali secondari, come la distribuzione delle masse muscolari e della forza, dell’adipe, dei peli, della laringe e della voce, delle mammelle, realizzabile normalmente mediante cure ormonali».
Mina, attraverso il suo legale Federica Medici fa sapere «É la fine di un calvario». Per lei la lunga e dolorosa battaglia era iniziata dieci anni fa con l’avvio di un percorso terapeutico, definito di riassegnazione del sesso. Adesso ha una vita normale, da circa sette anni ha un compagno che le vuole bene ed ora «É orgogliosa di mostrare il suo documento di identità e porre fine ad inutili imbarazzi. Per fortuna – dice l’avvocato – la società, sia pure lentamente, si sta evolvendo».