FBIFbi al servizio del clan dei Casalesi è questo quanto trapelato da indiscrezioni. Un agente federale sarebbe stato usato come spauracchio per costringere i prestanome del boss Antonio Iovine a restituire il denaro del gruppo comarristico, far confluire i soldi in conti correnti intestati ad insospettabili ed evitare così sequestri e confische dell’Antimafia.

La vicenda è emersa dalla denuncia di un avvocato casertano. L’uomo rimasto vittima di un pestaggio per mano del marito della sua amante che aveva scoperto la relazione extraconiugale, ha denunciato il coniuge della donna, ricostruendo così anche una serie di episodi appresi nel corso della sua attività professionale. In questo modo è venuta a galla la presenza di figure di cui i boss Casalesi si sarebbero serviti, tra cui un agente Usa, parente di un fiancheggiatore del gruppo Iovine.

Una storia estremamente articolata. Gli atti – riportati da “Il Mattino” – risalgono allo scorso marzo quando l’avvocato sporse denuncia contro il presunto gregario del clan Iovine.

L’avvocato nella denuncia ha dichiarato:  «Nel 2013, il marito della mia amante scoprì la nostra relazione. Mi picchiò e mi intimò di dire a sua moglie di restituire i soldi che erano depositati sul conto di una società finanziaria a lei intestata. Se non lo avesse fatto, suo marito le avrebbe fatto passare un guaio raccontando alle forze dell’ordine che quel denaro era di Iovine. Aggiunse che non c’era da scherzare, perché gli avrebbero creduto: la sua versione sarebbe stata avallata da suo zio che all’epoca era un agente dell’Fbi».  «Se lei si fosse ribellata – afferma ancora, l’avvocato – suo marito minacciò di riferire anche del denaro che si era intestata per conto del cognato di Michele Zagaria. Quella società era una copertura e un appoggio al clan, una vera e propria “lavatrice” dei proventi illeciti dell’organizzazione dei Casalesi».

E ancora rivela: «Mi è stato riferito che attraverso le mogli di alcuni fiancheggiatori del clan venivano acquistati beni immobili. Posso dimostrarlo perché sono in possesso dei documenti relativi alla vendita di una casa in Umbria fruttata un miliardo e mezzo di vecchie lire poi investite per un immobile in Lombardia. Mi ritrovo in possesso dell’atto di vendita perché mi sono occupato del ricorso fallimentare della società intestata alla moglie del fiancheggiatore, azienda usata per la compravendita dell’immobile in questione».

Un serie di società utilizzare per ripulire il denaro sporco ed una schiera di fiancheggiatori pronti a mettere a disposizione le proprie mogli, da un punto di vista «imprenditoriale», per consentire ai boss di reinvestire i soldi nell’acquisto di immobili nel nord Italia evitando i sequestri, questo è quanto rivelato dal legale, insieme alla presenza di un presunto agente Fbi. Avviate le indagini per verificare quanto denunciato dal legale.