Raimondo Caputo, detto Titò, accusato degli abusi e dell’omicidio della piccola Fortuna Loffredo avvenuto al Parco Verde di Caivano nel 2014, al termine dell’udienza davanti alla terza sezione della Corte di Assise di Napoli, ha accusato l’ex compagna Marianna Fabozzi della morte della piccola. L’imputato nel corso di dichiarazioni spontanee, ha ribadito che a lanciare nel vuoto la bambina sarebbe stata la sua ex, accusata in questo processo solo di concorso in abusi sessuali attribuiti a Caputo.
Una tesi, quella di Titò, già sostenuta nel corso dell’ incidente probatorio: “Mi trovavo in strada e stavo mangiando una pizzetta quando Fortuna è precipitata. Ho preso l’ascensore e sono salito al settimo piano: a casa c’erano Marianna e la figlia, e Marianna aveva tra le mani la bicicletta di Fortuna”.
Il processo riprenderà mercoledì 18 gennaio con l’ interrogatorio di numerosi testimoni.
Intanto Pietro Loffredo, il padre di Fortuna, all’epoca del delitto detenuto in carcere per un cumulo di sette condanne passate in giudicato, per vendita di cd contraffatti e contrabbando di sigarette, continua a portare avanti la sua tesi. Secondo l’uomo, che ha presentato una denuncia ai pm che hanno indagato sulla morte delle figlia, i colpevoli della morte della bimba sarebbero Claudio Luongo (ex convivente della mamma di Fortuna e padre dell’ultimo figlio di Mimma Guardato), la sorella di questi Mena, e la mamma Rachele Di Domenico. Quest’ultima, sarebbe la donna che fece sparire la scarpetta di Chicca, per non aver problemi con le «guardie». L’intera famiglia abita all’ottavo piano, lo stesso dove si trova quel terrazzo dal quale sarebbe stata scaraventata nel vuoto la piccola vittima.
Questa mattina, Pietro Loffredo ha incontrato il pm Claudia Maone, a cui è stata affidata la denuncia come persona informata sui fatti. Al magistrato ha dovuto spiegare i contenuti di quanto esposto e i motivi per i quali indica in queste tre persone gli autori del delitto e i ruoli che secondo lui avrebbero avuto.
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