
Nicola Schiavone, il figlio pentito di Sandokan, che collabora da circa due anni e mezzo con la giustizia, sarà ascoltato il 14 aprile sull’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, nell’ambito del processo “Eco 4”, sui presunti illeciti nella gestione dei rifiuti in Terra dei Fuochi.
«Mio zio (Francesco Schiavone detto Cicciariello, ndr ) voleva uccidere Cosentino e ci volle il bello e il buono per calmarlo. Non lo ipotizzò, quello dette l’ordine di uccidere», questo quanto dichiarato dal figlio di Sandokan, il 25 settembre del 2018 e depositato dagli avvocati che assistono l’ex politico di Forza Italia. La Corte ha deciso che il pentito sarà ascoltato in videoconferenza.
Così, la sentenza per l’ex politico ed imprenditore di Casal di Principe, accusato di presunti legami con la camorra in relazione alla gestione del consorzio che nei primi anni Duemila si occupava della raccolta dei rifiuti, slitta ancora.
Avrebbe pesato il fatto che, qualche giorno fa, una diversa sezione della Corte di appello ha depositato i motivi della sentenza con cui a settembre scorso Cosentino è stato assolto nell’ambito del processo noto come «Il Principe e la scheda ballerina», da un’altra accusa dell’Antimafia, e cioè quella di aver favorito il reimpiego di capitali illeciti attraverso l’interesse del clan dei Casalesi al progetto del centro commerciale “Il Principe”, mai realizzato.
«Emergono plurimi profili di perplessità sull’esistenza di riscontri con riguardo alle dichiarazioni rese a carico di Cosentino» scrivono i giudici analizzando i racconti del figlio di Sandokan. In particolare, ai togati non convincono i passaggi in cui il collaboratore di giustizia racconta che quando ci furono difficoltà con la banca per l’erogazione del finanziamento, fu egli stesso a far chiedere a Cosentino di intervenire presso l’istituto di credito, salvo poi, raccontare nell’altro processo che lo zio voleva uccidere Cosentino perché non si piegava.
«La ricostruzione dei fatti che si ricava dal compendio delle intercettazioni stride con il narrato del collaboratore» osserva la Corte di Appello.
Per la difesa è evidente che, se Cicciariello voleva uccidere Cosentino, l’ex sottosegretario del Governo Berlusconi non poteva essere un sostenitore del gruppo malavitoso.
Schiavone accusa Cosentino. I giudici vogliono sentire il pentito