
Continua il processo sul racket della mozzarella imposta ai caseifici campani da Walter Schiavone, figlio del boss dei clan dei Casalesi Francesco Sandokan, e dai suoi affiliati.
Nel corso dell’udienza, celebrata a Napoli, i legali di Armando Diana e Antonio Bianco hanno pronunciato le proprie arringhe, tentando di smontare le tesi della Direzione Distrettuale Antimafia ed invocando l’assoluzione per gli imputati.
Si ritornerà in aula a metà aprile per le repliche dell’Antimafia e la sentenza.
Nel corso della sua requisitoria, la Dda aveva invocato 7 anni e 8 mesi per Schiavone jr, 3 anni e 8 mesi per Nicola Baldascino, 12 anni per Antonio Bianco e 13 anni per Armando Diana. Secondo l’accusa, il racket della mozzarella si reggeva, mediante modalità camorristiche, su un doppio binario: acquistare al minimo e rivendere al massimo.
Da un lato i prodotti venivano comprati dai caseifici della penisola sorrentina con un prezzo di favore, spesso addirittura ceduti gratis. Dall’altro, sfruttando il “buon nome” di famiglia, i latticini venivano imposti in vari caseifici della stessa penisola sorrentina e del nostro territorio, attraverso società intestate a prestanome o attraverso l’azienda di Antonio Bianco.
Secondo gli inquirenti inoltre, Walter Schiavone avrebbe gestito il business tenendo incontri con i propri sodali anche in località protetta, dove si trovava dopo il pentimento del fratello maggiore Nicola.
MOZZARELLE DEL CLAN DEI CASALESI: RICHIESTA CONDANNA PER WALTER SCHIAVONE E COMPLICI