Roberto Saviano non è stato il primo giornalista a mettere a nudo le vicende del cosiddetto Clan dei Casalesi, la potente organizzazione criminale che è ritenuta una delle più potenti dEuropa. Prima di lui, al quale va comunque il merito di aver gridato contro i boss nella Piazza di Casal di Principe a pochi metri dalle loro case,a raccontare minuziosamente e quotidianamente i fatti di questo clan, ci sono stati, e ci sono ancora, i cronisti di nera e giudiziaria che lavorano nella zona aversana e casertana, e mai nessuno ha parlato di loro.
Purtroppo hanno la sfortuna di avere legami meno importanti. Notoriamente il nostro giornale non condivide le strategie editoriali e comunicative dei colleghi delle testate casertane che raccontano solo il male ed a volte con enfasi fuori luogo, ma recitando un vecchio adagio ci viene da dire: Diamo a Cesare quel che è di Cersare, è pur vero che qualche editore delle testate dove questi colleghi lavorano ha seri problemi con la giustizia, ma questo nulla toglie al coraggio ed al lavoro dei giornalisti che, a differenza del più fortunato Saviano il cui editore non è certo una microrealtà casertana, fanno la giudiziaria e la nera pur abitando negli stessi luoghi dei boss, e sono presenti ai processi dove i masti rinchiusi nelle gabbie li guardano in faccia. Ci perdonino quelli di cui corriamo il rischio, per mera distrazione, di ometterne il nome, ma visto che nessuno lo fa, politici compresi, ci prendiamo la responsabilità di indicare quei giornalisti che in nome della libertà di stampa, prima di Saviano, i boss li hanno sfidati anche loro ma solo con penna e taccuino, senza urlare nelle piazze, dove qualcuno ha avuto la fortuna di poterlo fare al fianco del Presidente della Camera. Maria Concetta Palomba (detta Tina) attualmente al Corriere di Caserta, Carlo Pascarella attualmente al Giornale di Caserta, Maria Giovanna Pellegrino attualmente alla Gazzetta di Caserta, Rosaria Capacchione del Mattino, Gabriella Gatto (Gazzetta di Caserta), Biagio Salvati (free lance e direttore di Casertasette), Giorgio Lavino (attualmente impegnato in altra professione) e Gian Maria Mascia (Gazzetta di Caserta) e tantissimi altri che firmano i pezzi corredati con le foto dei boss tra i quali, scusateci per limmodestia, ci permettiamo di inserirci anche noi, perché grazie a Dio esiste anche una stampa aversana oltre a quella casertana. Siamo gente che vende servizi giornalistici e non libri forse per questo abbiamo bisogno di meno clamore e più inchieste da raccontare. Un qualcosa che condividerà sicuramente anche il collega Raffaele Sardo, ex collaboratore del Corriere di Caserta (e non solo) che ha avuto il merito di essere il direttore dellunico quotidiano cartaceo che Aversa abbia mai avuto: Lo Spettro quotidiano, e che in questa veste potrebbe essere buon interprete del disagio che in questi giorni di Forza Saviano stanno vivendo i cronisti nostrani. Vero?
Salvatore Pizzo