Caro direttore,

dallo scorso anno mi sto battendo per ottenere ciò a cui la legge mi dà diritto, diritto a ricevere denaro, per avere lavorato oltre sei anni presso una famiglia come assistente alla persona, senza mai aver ricevuto: stipendio per intero, contributi, tredicesima, ferie, ferie mai godute, e tfr. Tale famiglia godeva di contributi europei per l’assistenza al genitore e marito quasi infermo. Ho scritto a tutti gli enti a tutti i ministeri, a tutti i giornali, dovunque sia riuscita a trovare indirizzi per potere contattare e trovare l’ufficio o l’Ente competente.

Fino ad ora, tranne ,forse, il recupero dei contributi INPS, non sono riuscita ad ottenere nulla! Stiamo parlando di circa 300 milioni delle vecchie lire versati al datore di lavoro nell’arco di quasi sei anni e mezzo, e mai nessuno si è preoccupato di accertare, che alla persona destinataria di questo denaro, venisse pagato tutto ciò che le spettava e se fosse stata assunta con regolare contratto. Inoltre l’allora CEE, esigeva annualmente, dal beneficiario dei fondi, una richiesta che doveva comprendere: le generalità della persona addetta all’assistenza, certificato di idoneità della stessa, emesso dal medico di base del paziente, e l’importo mensile dei fondi, i quali fondi dovevano servire solo ed esclusivamente per retribuzione, contributi ecc…. In base a tale richiesta, la CEE emetteva il benestare (decisione) per un intero anno. Lo scorso anno (2005), l’ultimo in cui ho lavorato presso la famiglia suddetta, la decisione annuale, portava la scadenza del 30 Settembre 2005; invece fuicacciata il 30 Giugno 2005; la motivazione dei datori di lavoro fu, che la CEE obbligava i beneficiari dei fondi a regolarizzare il rapporto di lavoro con il dipendente… ma, loro non avevano nessuna intenzione di assumersi delle beghe e che il denaro che ricevevano serviva a loro anche per aiutare i figli. Faccio notare che in quella famiglia, composta di due persone, tra pensioni accompagmamenti e varie entrano mensilmente almeno altri tremilacinquecento euro al mese. L’alternativa alla normale assunzione, era quella di emettere, da parte della persona addetta all’assistenza, regolare fattura. Io avrei accettato di buon grado pur di non perdere il lavoro, se da parte del miei datori di non fosse giunta la pretesa spudorata di farmi emettere le fatture per l’intero importo, pagandomi, con un solo terzo della somma che veniva loro elargita mensilmente. Circa un anno e mezzo fà, il mio legale impostò una causa contro la mia ex datrice di lavoro, la quale è deceduta dopo circa un anno. l’8 Novembre 2006, data in cui il giudice del Tribunale del lavoro fissò la data dell’udienza, avuta notizia del decesso della datrice di lavoro ha archiviato la partita. Grazie ancora per l’aiuto Distinti saluti

Maria Luisa B.  Bologna