Nell’augurare a tutti serenità e speranza, vorrei svolgere qui un piccolo pensiero e una modesta proposta. (…) I giornali sono diventati – di fatto e senza alcuna congiura concordata – la Cronaca Nera dell’Universo. Mi domando: posto che delle notizie gravi ed efferate bisogna pur parlare per far sapere e che anzi è sacrosanto diritto e dovere parlare, come è possibile che i criteri ‘epistemologici’ del giornalista non riescano ad andare oltre il dogma dell’uomo che morde il cane come criterio di notizia?

Non potrebbero i giornali, i radiogiornali e tutto ciò che pertiene al massmediatico darsi un minimo codice di autoregolamentazione con il quale riservassero un certo spazio alle notizie buone, alle iniziative meritevoli ed eroiche, alle proposte positive e intelligenti che pur sono reperibili nel mondo e che potrebbero generare contagio di speranza e non solo di paura? Non è forse vero che, a parità di spazio e di tempo impiegabile, sempre più spazio e tempo viene sottratto a intere aree di fatti da altri fatti sull’altare di un certo tipo di inseguimento dell’utenza? Non potrebbero i giornalisti, nella loro sacrosanta battaglia per i loro diritti, inserire anche una tale proposta, nel pacchetto delle rivendicazioni razionali (sorta di ‘professionalità-progresso), allo scopo di non inseguire solo l’utenza ma educarla alla speranza? Possibile che non ci sia una notizia di pari livello, in positivo, rispetto a quelle criminali? Possibile che bisogni abbracciare necessariamente il ‘cattivismo’ per essere intelligenti? Possibile che non ci sia anche un cane che porge una rosa a un uomo? Non ‘fa notizia’? Un comune codice di autoregolamentazione giornalistica in una cosa come questa non farebbe straordinariamente notizia? Non potrebbe dare spazio a una fantasia professionale che tante volte viene drasticamente soffocata? Cogliere l’efferato che salta agli occhi è giornalisticamente più facile, troppo facile. Non occorre solo guardare il mondo, ma dilatare e affinare l’occhio con cui lo si guarda. Perché anche questo fa mondo. Non si tratterebbe, beninteso, di istituire lo spazio ‘buonista’ per il ‘vogliamoci bene’ ma di dare spazio garantito (una pagina, due pagine, altro) a ciò di cui la libera stampa deve fare scoperta e acquisizione pubblica. Si tratterebbe di istituire, per autodisciplina, uno spazio garantito di notizie di profilo alto in nome di una pari opportunità da dare alla speranza. Ciò potrebbe valere anche e almeno come soluzione transitoria per educare a un modo più completo ed acuto di guardare il mondo. Non si sta dicendo che solo dalle notizie buone viene il bene (anche dalla rappresentazione del male può scatenarsi il desiderio di una svolta). Si stanno dicendo invece almeno tre cose: da un lato, che anche la completezza dell’informazione fa parte della scientifica professionalità; dall’altro, che il giornalismo, in quanto strettamente legato alla scienza sociologica, non può semplicemente inseguire l’utenza ma essere così weberiano da garantire uno sguardo senza chiusure; dall’altro lato ancora, che bisogna, oggi, aprirsi ed educarsi a un modello più complesso e responsabile della ragione, anche di quella scientifica. Ingenuità? Forse no, se una tale proposta viene intesa in senso intelligente e all’altezza dei problemi al cui livello si pone. .Altrimenti, la stampa e la telestampa ci risparmi anche il teatrino e l’ingenuità istituzionalizzata delle notizie (…). E chi lo ‘soccorre’ così, farebbe bene a cessare di farlo. E faremmo bene noi a dirgli di smettere. Con auguri a tutti di serenità e speranza. E, se fossi riuscito solo ad annoiarvi, vi prego di pensare a mio favore che non l’ho fatto apposta

Giuseppe Limone

Professore Ordinario di Filosofia del Diritto e della Politica presso la Seconda Università degli Studi di Napoli