Gentile Direttore, Aversa Provincia. Quale progetto fu dettato più dalla megalomania (in buona fede) e dall’amore cieco verso la propria martoriata terra di quello di Aversa Provincia? Gli sforzi di un gruppo di uomini (sicuramente di buona volontà) che da anni porta avanti un progetto che, diciamolo a chiare lettere, la città non merita, andrebbero maggiormente rispettati. Oddio, l’idea è più che condivisibile ma…Ma quale provincia e provincia… Aversa deve ripartire da zero!

Ma le avete viste le città di provincia del centro e del nord? Come si fa a parlare di Provincia in una realtà infestata dalla camorra, con la terra contaminata (in tutti i sensi, a partire da quello ambientale) da criminali che per “trenta denari” hanno venduto il proprio futuro e quello dei propri figli; con una classe dirigente che, a parte qualche rarissima eccezione, sembra una vera e propria “armata Brancaleone” impegnata nel gioco dei quattro cantoni? I propugnatori della Provincia dicono che l’istituzione provinciale potrebbe essere l’àncora di salvezza per questa nave in deriva. Ma quale nave e quale deriva? Come canta il canzonettaro sanremese: “Più in basso di così bisogna scavare!”… Una città in cui il più elementare spirito di appartenenza ad una comunità manca a gran parte della popolazione. Sia alla popolazione importata dai comuni dell’agro aversano: Casal di Principe, Frignano, San Marcellino, San Cipriano ecc., sia a quella proveniente dai quartieri dormitorio napoletani: Secondigliano, Barra, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio e di quelli della fascia nord di Napoli come Giugliano, Casandrino, Villaricca, Marano, Qualiano ecc. Una Provincia è fatta prima di tutto da cittadini, una città è fatta prima di tutto da cittadini e i cittadini devono sentirsi parte di una comunità. Che razza di comunità è quella dove tutti i bisogni, ad eccezione del dormire, sono soddisfatti altrove? Che razza di comunità è quella dove le poche realtà funzionanti sono ignorate o, peggio ancora, boicottate solo perché non sono dirette emanazioni del “ras” politico di turno (non faccio esempi solo per carità di patria). Non esistono: un quotidiano, una televisione privata, una radio. Mezzi di comunicazione che “formano” il sentimento di cittadinanza. Non ci sono musei e gallerie d’arte. L’Università è talmente amata dagli “aversani” che, si mormora, molti professionisti mandano i figli a studiare a Napoli. C’è anche da dire che si percepisce la presenza dell’Università solo per i cartelli stradali. Non esiste una libreria Universitaria, non esiste un Circolo Universitario frequentato da studenti al di sotto della cinquantina. Sono state fatte morire, o quantomeno sopravvivono a stento, realtà importanti quale la Pallavolo (che ricordiamolo ha militato in serie A) e il Jazz Club (conosciuto a livello internazionale). Quel poco che succede viene finanziato con le misere casse comunali, sempre più misere grazie anche all’imponente produzione libraria dell’Assessorato alla Cultura che sfornando tomi su tomi contribuisce solo ad appesantire scaffali impolverati. La totale, assoluta ed incontrovertibile incapacità nel settore del marketing e della pubblicità degli imprenditori locali sta portando, poi, la cosiddetta “mozzarella di Aversa” (della quale qualcuno si ricorda solo in campagna elettorale) in posizioni subalterne a quella battipagliese o di Latina. Incredibile! L’industria calzaturiera brilla per la sua totale assenza dal tessuto cittadino. Mai una presenza di un marchio nostrano ad una manifestazione di moda che non sia di vicolo o di quartiere. Mai una sponsorizzazione di un evento di qualsivoglia specie. Mai. Mai. Mai. Il vero logo dei calzaturieri è “Indietro Tutta”. Per quanto concerne i commercianti organizzati, come diceva il buon Lubrano: la domanda nasce spontanea: “Ma organizzati per fare cosa?”. Stendiamo un velo pietoso. Insomma, in questa catastrofe l’idea di Aversa Provincia è pari solo a quella della zitella corta, chiatta e col naso storto che di fronte al bel giovanotto che le fa la corte si tira indietro, schizzinosa, pensando: “Ma questo che vuole?…Io aspetto il Principe Azzurro!”. Aspetta e spera…

Ugo Persice Pisanti

Caro amico, innanzitutto la Provincia non dev’essere della città di Aversa, ma dell’Aversano, dell’Atellano e del Casalasco, del Liternese e magari anche del Giuglianese, Aversa per la sua peculiarità n’è proposta come capoluogo. Che quelli che ha detto lei siano i problemi del nostro territorio nessuno lo nega, ma ragionando in questi termini dovremmo eliminare totalmente la quasi totalità degli enti del centro sud, dovremmo cessare di essere parte di uno Stato. Quelli che si comportano come dice lei esisterebbero anche se Aversa diventasse capitale d’Italia, la gente che si crede civile anziché pensare a campare alla meno peggio dovrebbe combattere l’andazzo attuale, questo a prescindere dalla provincia. Poi chi glielo ha detto che non esiste lo spirito di appartenenza delle popolazioni, chi glielo ha detto che Aversa non ha il suo quotidiano, sono due anni che esiste il Corriere di Aversa e Giugliano.it. Non esiste una Tv, meglio, lei se li immagina questi sfigati che ci ritroviamo nella nostra politica locale a parlare in video. Lei dice anche dell’Università, eppure tutti gli aversani hanno la laurea in tasca, naturalmente vanno esclusi gli analfabeti della politica che spesso non hanno nemmeno la scuola dell’obbligo. Siamo nella catastrofe, quindi che facciamo continuiamo a distruggere, e la colpa di chi è? E brutto dirlo certi sono più vicini agli animali, tuttavia sono convinto che la vita è sacra inviolabile quindi non si può nemmeno pensare ad altre più drastiche soluzioni: una sola cosa potremo fare, noi che siamo più di buona volontà, dovremmo impegnarci per arrivare fecondare quante più aversane e possibile, ciò prima che lo faccia una certa pseudo borghesia buzzurra, magari certi elementi avrebbero meno occasioni per riprodursi. Vede queste sono piaghe che non c’entrano con l’esistenza o meno della Provincia di Aversa, esso è un progetto che appartiene al futuro guardando ai fasti della storia, non all’epoca decadente di questi balordi. Lei dice che Giugliano, Casandrino, Qualiano sono dei dormitori, però non ricorda che Giugliano è il terzo comune della Campania sorge sulle rive del lago più importante del Centro sud ed ospita nel suo territorio l’antica Literum e la tomba di Scipione l’Africano. Casandrino e Qualiano sono da mille anni nella Diocesi di Aversa!

Salvatore Pizzo