La politica in questi giorni si è dimenticata che la quasi totalità dei casi pedofili in Italia avviene in famiglia, vari sono anche i casi delle parrocchie, ma si vuole sparare a zero sulla scuola. Il deputato dell’Italia dei Valori, Stefano Pedica, presenterà al prossimo question time alla Camera un’interrogazione indirizzata al Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni in cui chiederà un’indagine conoscitiva nelle scuole, per prevenire presunti abusi sui bambini come quelli denunciati alla scuola materna di Rignano Flaminio, vicino a Roma.

Lo ha detto ieri lo stesso parlamentare in una conferenza stampa a cui ha partecipato una responsabile dell’associazione dei genitori di Rignano, Roberta Lerici. Ci sembra strano che la stessa iniziativa non viene richiesta per prevenire il fenomeno della pedofilia tra le mura domestiche, una piaga che emerge e molti bambini vengon salvati proprio grazie alla professionalità degli insegnanti della scuola italiana, che quesi sempre sono i primi a percepire il disagio delle piccole vittime. "Chiediamo se il ministro non ritenga opportuno avviare un’indagine conoscitiva nelle scuole, per attuare un monitoraggio delle singole realtà che riguardi tutti i componenti — alunni, personale docente e non docente –, ottenere così una percezione reale di disagi e malesseri, quindi sostenere programmi mirati di prevenzione", ha detto il parlamentare. Lo stesso dovrebbe avvenire nelle parrocchie. Secondo Pedica e l’Agerif, l’associazione dei genitori di Rignano, sarebbero 10 le scuole in tutta Italia in cui sono in corso indagini o processi per casi di presunti abusi a danno degli scolari, ma non viene fornito il numero delle famiglie in cui avvengono crimini pedofili. "Vogliamo una costante attenzione su tutti i casi in cui, pur in presenza di denunce, gli insegnanti non sono stati sospesi, ma soltanto trasferiti in un’altra sede", praticamente si vuole istituire l’inquisizione, dovrebbero bastare degli esposti anonimi per marchiare a vita un insegnante. Nel caso di Rignano, la rappresentante dell’Agerif ha detto di lamentare soprattutto l’atteggiamento di totale chiusura delle istituzioni scolastiche ai dubbi e i sospetti dei genitori su presunti abusi a danno dei loro bambini, dopo che le prime denunce sono state presentate nel luglio scorso.