Asportata da ignoti la targa alla "Casa don Diana". L’amara scopertaè stata fatta qualche giorno fa da Valerio Taglione dell’Asociazione Libera e dal responsabile nazionale per i beni confiscati, Davide Pati, che si trovava a Casal di Principe per un corso di formazione proprio sui beni confiscati. Il fatto è stato poi denunciato al Comando dei Vigili Urbani del Comune di Casal di Principe da parte di Gianni Allucci, Direttore Generale del Consorzio Agrorinasce.

La "casa don Diana", è un immobile cnfiscato dalla magistratura al boss Egidio Coppola, ed è stata destinata dal Consorzio Agrorinasce per diventare un centro di temporanea accoglienza per i minori in affido, ma a tutt’oggi è ancora chiusa perché manca il certificato di agibilità. La causa di tutto questo sarebbe un pozzo artesiano, sorto abusivamente, da cui viene prelevata l’acqua per la struttura, e che risulta inquinato sia dal punto di vista chimico che microbiologico. La soluzione a cui starebbe lavorando il Consorzio Agrorinasce, è l’installazione di un serbatoio, che dovrebbe essere pronto entro alcune settimane. Per tutta la giornata, di giovedì, intanto, presso la sede dell’Università per la legalità, si è svolto il quinto incontro del “Programma di formazione sull’utilizzazione e la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata”. Al corso, promosso dal Ministero dell’interno e da Libera, hanno partecipato 25 funzionari pubblici e 29 associazioni di volontariato e di promozione sociale.

Di red