L’Italia, il paese della dieta mediterranea, della buona cucina, degli oli extravergine, della pizza, della pastasciutta, la mortadella bolognese, è anch’essa terreno di conquista delle grandi multinazionali del cibo veloce, le catene di fast food. Qualche anno fa due ragazze americane hanno citato un noto fast food, accusandolo di essere il principale responsabile della loro obesità,

anche se il popolo americano non ha mai conosciuto un regime alimentare corretto, il tribunale stabilì che le due ragazze avrebbero dovuto dimostrare in qualche modo i presunti effetti sul loro organismo. E qui nasce la genialità da parte di un giovane documentarista americano, Morgan Spurlok, (sulla scia di Michael Moore), il quale, ha deciso di provarci e documentare in pellicola il mondo alimentare di questi fast food in giro per il globo. La sua avventura inizia, una dieta di tre pasti al giorno, consumati in un noto fast food, anche l’acqua! Spurlok, prima della dieta si sottopone ad un check up completo, la sua salute è di ferro e decide di farsi seguire da uno staff medico di supporto, dal cardiologo, gastroenterologo al fisiologo dell’esercizio durante tutto il periodo sperimentale. Cosa gli potrà mai accadere? Al massimo qualche chilo di più causato dalle innocenti patatine fritte! Che sarà mai! Il giovane incomincia ad avere delle sindromi depressive e dipendenze da caffeina e zuccheri; a star male dopo aver dato il primo morso al burger di turno. Aumentera’ di circa 11 kg che riuscirà a smaltire in più di un anno, il colesterolo alle stelle, ma i danni più gravi li riporterà il suo fegato. Probabilmente è per queste cose che i Slow Food sta avendo un successo strepitoso

Giulia Ciccarelli