Intorno alla vicenda Ex Texas di Aversa, c’è un duplice aspetto che interessa la collettività locale, la destinazione dell’area e il futuro dei circa 900 dipendenti messi sul lastrico. Due aspetti che hanno una stessa matrice, siamo a questo punto a causa dei grossi inciuci compiuti a casa nostra da vari pescecani dell’economia italiana che hanno agito a braccetto con i politicanti romani,

tutto mentre gli starnazzanti politichetti aversani guardavano da un’altra parte, contemporaneamente c’era silenzio complice di sindacalisti troppo distratti. In questi giorni in merito alle questioni “Ex Texas” abbiamo assistito a due cose strane: i sindacati aversani dei commercianti, che nel loro ambiente nulla contano a livello nazionale, hanno vinto il primo round processuale, ma molti credono che si tratti già di vittoria assoluta, sono convinti che già la giustizia abbia dichiarato illegittima la licenza concessa sull’area, il Tar ha solo concesso la sospensiva dell’atto che autorizza la realizzazione del centro commerciale, ciò in attesa che lo stesso Tribunale si esprima sulla legittimità dell’autorizzazione, una decisione che, quando arriverà, potrebbe essere comunque ancora impugnata davanti al Consiglio di Stato, un dato che probabilmente ignorano i politichetti vanesi che vanno proponendosi alla stampa locale. L’altra cosa strana è quella dei lavoratori, passati alla Ixfin che chiudendo ad Aversa li ha trasferiti a Marcianise e che poi è fallita, per loro la curatela fallimentare ha avviato le procedure di definitivo licenziamento, ma gli interessati come al solito hanno protestato bloccando l’autostrada nei pressi di Caserta, la solita protesta che nulla risolve, non si capisce perchè non vanno davanti alle abitazioni di quelli che lì hanno ridotti sul lastrico, tutta gente che ha nome e cognome, un certo “pressing” (civile per carità) potrebbe mettere in moto meccanismi decisionali della politica, specie se le case dove andare sono ubicate nell’opulenta “padania”, quelle abitate da inquilini che in quanto “padani” sono sempre onesti. Ad Ivrea c’è stato il rinvio a giudizio di uno dei titolari delle società che ha posseduto l’azienda nei continui passaggi che l’hanno distrutta, nessuno si è costituito parte civili: enti locali (leggasi politicanti locali), lavoratori (leggasi sindacati), poi urlano a vuoto. Robe da chiodi.

Salvatore Pizzo