Per la prima volta un imprenditore del Nord è stato condannato per aver avuto un ruolo attivo in una vicenda di Camorra, si tratta dell’immobiliarista parmense Aldo Bazzini, il Gup del Tribunale di Napoli lo ha condannato a 3 anni e 4mesi, il figlio Andrea nei mesi scorsi aveva patteggiato 2 anni,

nella stessa inchiesta Alfredo Stocchi ex assessore del Comune di Parma è stato prosciolto da qualsiasi accusa già nei giorni scorsi. Il giudice ha anche disposto il sequestro di due aziende con sede a Parma, la Ducati e la Nuova Ital Costruzioni. L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, condotta dal Pm Raffaele Cantone, che durante le indagini sugli affari della colonna parmigiana del Clan dei Casalesi è stato anche minacciato di morte, ha fatto luce sul ruolo dell’economia emiliana nelle attività dell’organizzazione malavitosa più potente d’Europa. I capitali del gruppo criminale che è adesso è capeggiato dal boss latitante Michele Zagaria, vengono conferiti a molti colletti bianchi di fiducia che li rimettono in circolo nell’economia parmense e non solo, che trova linfa vitale ricevendo anche i soldi che la Camorra estorce alla gente del Sud, in particolare a quella del nostro territorio. Soldi insaguinati che i Bazzini, probabilmente con l’appoggio di molti maggiorenti parmigiani, hanno portato a Parma grazie ai loro legami, anche di parentela, con Pasquale Zagaria, il fratello del boss. Dalla zona aversana sarebbero partite macchine zeppe di contanti, cifre astronomiche, la cui quantità era quasi impossibile da celare negli abitacoli delle auto, che confluivano direttamente in qualche sede bancaria dell’Emilia. A Parma lavano più bianco. Il gup del tribunale di Napoli Eduardo De Gregorio ha condannato a 8 anni e dieci mesi lo stesso Pasquale Zagaria, il quale come è emerso in un altro filone dell’inchiesta ha avuto contatti con Giovanni Paolo Bernini, attuale assessore del Comune di Parma, quando era consigliere del Ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. Il politico parmense che disse: “Con la Mafia bisogna convivere”. Secondo il giudice è innocente il consigliere regionale dell’Udeur Vittorio Insigne. Nella stessa inchiesta sono state emesse altre condanne con pene che oscillano tra i 2 e i 7 anni e 4 mesi, hanno visto destinatari altri imputati tra cui un commercialista che ha avuto 3 anni.

Salvatore Pizzo