Il terzo dei dodici punti programmatici del Partito Democratico, quello dedicato alla razionalizzazione della spesa pubblica, recita testualmente: “Cominceremo da subito abolendo le Province nei grandi Comuni metropolitani, ai quali andranno dati poteri reali in settori importanti come la mobilità. Utilizzeremo in modo produttivo il grande patrimonio demaniale,

con l’accordo di Stato e Comuni, in modo da abbattere contestualmente di qualche punto il debito pubblico, che potrà così scendere più rapidamente al di sotto della soglia del 100 per cento sul PIL. Libereremo così risorse per almeno un punto di PIL all’anno”. Questo significa che nella nostra regione c’è l’intenzione di eliminare la Provincia di Napoli, sarebbe un fatto importante per il Giuglianese e la parte Atellana che attualmente ricade nella provincia partenopea, soffrirebbero di meno il napolicentrismo, ovviamente ciò se nel futuro assetto prospettato dal Pd non si pensi di inserire queste macro aree, che napoletane non sono, forzatamente sotto l’ombrello dell’area metropolitana di Napoli. Nel corso del secolo scorso già troppo hanno dato. Chi si candida alla guida del paese farebbe bene a prevedere anche l’abolizione della Provincia di Caserta, un ente che non ha ragione di esistere, questo cambiamento dello status quo farebbe venire meno anche l’esigenza di istituire la Provincia di Aversa, che attualmente si rende necessaria per liberare la zona aversana da quella riduttiva cappa casertana, che non solo offende una storia millenaria ma che restringe l’economia e la cultura Aversana, Atellana, Liternese e Casalasca, realtà costrette ad essere gregarie di una già precaria ed evanescente situazione casertana. Il ruolo di comprimari del nulla o del quasi nulla fino ad oggi imposto ad Aversa, grazie anche alla complicità della sua imbelle classe dirigente, non è certo una buona prospettiva per il futuro, sarebbe il prosieguo di un’eutanasia volersi continuare a porre sotto l’ombrello di una realtà tanto minuscola per valenza economica quanto artificiosa, in quanto ruolo centrale in quella zona detta “casertana”, toccherebbe per un ovvio riscontro storico a Santa Maria Capua Vetere o a Capua. Tuttavia conoscendo i personaggi che frequentano le stanze dei nostri enti, è davvero difficile sperare che sappiano porre certe questioni, di livello, sui tavoli che contano. La loro massima capacità di ragionare di questioni macroeconomiche molto spesso arriva a litigare su argomenti del tipo: “Qual è la ditta che ripara il water che si è rotto in tal ufficio, a chi apaprtiene?”

Salvatore Pizzo