Sei persone ritenute appartenenti al Clan del Casalesi, sono stati arrestate a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, gli indagati sono accusati di avere preso parte a vario titolo agli omicidi di Giuseppe Della Corte e Arcangelo Chiarolanza.
In carcere sono finiti: Aniello Bidognetti, di 35 anni; Giuseppe Setola, di 37 anni (agli arresti domiciliari), Luigi De Vito, 40 anni, Walter Schiavone, 47 anni, Francesco Schiavone 55 anni, e Francesco Bidognetti 57 anni. Per questi fatti nei mesi scorsi sono stati arrestati anche Romolo Simeone e Bernardo Cirillo, e risultano tuttora latitanti Alessandro Cirillo, 31 anni e Raffaele Maccariello, 36 anni. Gli arresti sono scaturiti dalle rivelazioni dei collaboratori di giustizia Luigi Diana, Alfonso Diana e Domenico Bidognetti (alias Cicciotto e Mezzanotte). Il coordinatore della Dda Franco Roberti ha spiegato che "secondo le convergenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia il movente dell’omicidio di Della Corte Giuseppe, ucciso il 29 aprile del ’96 a Casaluce sarebbe stato determinato da un affronto fatto dalla vittima alla nota famiglia camorristica facente capo a Bidognetti Francesco". Della Corte avrebbe importunato una donna imparentata con il pentito, Domenico Bidognetti, si sarebbe fatto consegnare anche dei soldi, minacciando la donna di riferire al marito riguardo una loro presunta relazione. Successivamente il cognato della donna, Romolo Simeone, si sarebbe rivolto a personaggi all’epoca al vertice del gruppo Bidognetti, riferendo loro il comportamento tenuto da Della Corte. Domenico Bidognetti dopo aver ricevuto l’assenso da parte dei vertici del clan, secondo le accuse, avrebbe organizzato lomicidio di Della Corte. Gli arresti sono stati eseguiti dai poliziotti del Commissariato di Aversa e dai carabinieri di Casal di Principe. L’omicidio di Arcangelo Chiarolanza, avvenuto a San Cipriano d’Aversa il 15 ottobre del ’92 sarebbe dovuto al fatto che il figlio dell’uomo aveva interrotto un rapporto sentimentale con una sorella di Bernardo Cirillo, cugino del capo di Bidognetti. Hanno detto i Pm: " I due omicidi dimostrano la particolare efferatezza -spiegano i pm- degli affiliati al clan dei Casalesi, che non hanno esitato a punire con la morte soggetti rei di avere infranto il codice d’onore stabilito dal clan".