La Commissione Nazionale Antimafia nella sua relazione annuale, nella parte in cui esamina il Clan dei Casalesi, ritiene che dal ”quadro criminale in evoluzione” della Camorra ”potrebbero scaturire anche gravi fatti di sangue contro esponenti delle istituzioni, per la necessità dei nuovi vertici del gruppo sia di dimostrare la capacità di imporsi sul territorio sia di dare ‘soddisfazione’ ai numerosi detenuti condannati con pene pesantissime sia, infine, di impedire nuove scelte collaborative”.

Su quali elementi, i parlamentari, basano queste considerazioni non è chiaro. Qualora i “Casalesi” dovessero colpire un politico, non è sicuramente detto che si debba trattare per forza di un attacco alle istituzioni, bensì di faida interna. Nel nostro territorio, spesso, il confine tra politica locale e Camorra è sempre più labile, ci sono aree di continuità note anche alla Commissione Antimafia. Questo sodalizio tra esponenti delle istituzioni è anche dimostrato dai continui scioglimenti per infiltrazioni camorristiche, per adesso in questa condizione che è unica al mondo, almeno in quello occidentale, ci sono: Lusciano, Casaluce, Crispano e Melito. La criminalità che influisce sul governo degli enti forse non esiste nemmeno nei regimi del cosiddetto terzo mondo.