Il leader dellItalia dei Valori Antonio di Pietro in questi giorni è coinvolto in una polemica, molto delicata, che riguarda la figlia Anna che fino a qualche tempo fa era dipendente della società editrice che pubblicava il giornale del partito dellex Pm. La direttrice dellorgano di stampa che nel frattempo ha cessato le pubblicazioni, Delia Cipullo, si è rifiutata di certificare lo svolgimento del praticantato giornalistico, sostenendo di non aver mai visto in redazione la praticante.
Delia Cipullo, che abbiamo incontrato, ci ha spiegato alcuni aspetti di questa questione, la Cipullo è nota anche nel nostro territorio perché stata redattrice in quella che fu la redazione aversana del Giornale di Caserta, ma questa questione passa indirettamente per Aversa anche perché leditore del giornale, Antonio Lavitola, è un aversano.
Ci può spiegare perché ha rifiutato di certificare il praticantato giornalistico ad Anna di Pietro, la figlia del leader dellItalia dei Valori, che avrebbe dovuto lavorare alle sue dipendenze nellorganico redazionale dellomonima testata che ha diretto?
Davvero, lo ripeto anche qui, cè poco da spiegare. E non ci sono trame, vere o presunte, che tengano. Chi si occupa di giornalismo sa che le assunzioni in un quotidiano vengono proposte dal direttore e decise dalleditore: non sapevo neppure che la figlia dellex pm fosse ancora alle dipendenze del quotidiano Italia dei Valori, non avendola mai vista in redazione ritenevo che qualcuno avesse provveduto a licenziarla. Come avrei potuto addirittura certificare lavvenuto praticantato? La vicenda ha raggiunto avuto una eco spropositata, ho rifiutato decine di interviste perché ritengo di avere semplicemente e fino in fondo svolto il mio ruolo secondo quel codice deontologico e morale che osservo da quando svolgo la mia professione.
Come ha conosciuto lex pm di Mani Pulite?
Lho incontrato molto più tardi rispetto allavvio del giornale Italia dei Valori e, dunque, alla mia direzione. Per mesi abbiamo lavorato allallestimento della redazione ed alla realizzazione del quotidiano. Non conoscevo Di Pietro di persona, ho parlato con lui la prima volta in occasione della presentazione del nostro quotidiano alla stampa, alla Camera dei Deputati, nel marzo
Che giudizio dà di lui?
Un uomo dal carattere forte, determinato a portare avanti il suo messaggio e diffonderlo con tutti i mezzi a sua disposizione. E circondato di tante persone, con le quali mi sembra abbia un rapporto di cauto affidamento. Ma sono solo mie considerazioni che valgono poco quanto niente. Qualunque cosa dicessi oggi contribuirebbe ad alimentare una polemica che non ho voluto ed alla quale, anzi, mi sottraggo volentieri.
A suo parere perché Di Pietro ha fatto in modo che lEditrice Mediterranea dismettesse la testata?
Non conosco la risposta a quella che è la domanda più ricorrente degli ultimi sette mesi. Nessuno ci ha spiegato nulla, so soltanto che dopo una strenua resistenza durata anche oltre il possibile, oggi dieci giornalisti sono senza lavoro e una congerie di pubblicisti e collaboratori non trovano più spazio per esprimersi. Compresi moltissimi parlamentari e amministratori dellIdv che nel nostro quotidiano e nei miei redattori avevano trovato reciproca e fattiva collaborazione. Solo alcuni di questi nei mesi, spesso anche silenziosamente, ci hanno espresso vicinanza e si sono detti dispiaciuti per la repentina liquidazione.
Lamministratore dellEditrice Mediterranea è un imprenditore di Aversa. Ha influito molto il fatto che siete entrambi campani nella decisione di continuare a pubblicare il quotidiano con unaltra denominazione Idea Democratica?
Ha influito solo la caparbietà ed il desiderio di non mollare, lasciando per strada dei bravi giornalisti che, prima di tutto, erano e sono dei lavoratori, in grado spesso di sacrificarsi, con entusiasmo, per riuscire in una impresa quasi titanica al giorno doggi, nel nostro Paese: scrivere e farsi leggere.
Perché anche Idea Democratica ha cessato le pubblicazioni?
Perché, come si sa, leditoria vive di contribuzione pubblica: ne hanno bisogno i grandi gruppi editoriali, ai piccoli è indispensabile per la sopravvivenza. Cessato il nostro status di organo di partito, abbiamo tentato con sacrificio, senza acrimonia e distinguendoci per sobrietà e carattere, realizzando un quotidiano generalista che è diventato anche migliore del suo genitore, Idv quotidiano. Ma abbiamo resistito sette mesi. Poi, conoscendo le difficoltà oggettive che si aggravavano ogni giorno, ho deciso autonomamente di sospendere la pubblicazione di Idea Democratica. Leggo in giro che saremmo ostili al partito di Di Pietro perché ci ha chiusi. Non è vero, non è giusto e, soprattutto, illogico: abbiamo avuto per sette mesi lopportunità di orchestrare una campagna denigratoria, sulla nostra Idea Democratica, un quotidiano a diffusione nazionale che aveva anche un discreto seguito: è evidente che non lo abbiamo fatto, sempre in ossequio a quei criteri di deontologia cui facevo riferimento più sopra e, anche, alla sobrietà che ha informato il lavoro della mia redazione.
Qualcuno ha scritto che è vicina allOpus Dei, se questo è vero in che modo influisce nella sua professione?
Ho seguito per un breve periodo i corsi di specializzazione in Comunicazione sociale istituzionale alla Pontificia Università della Santa Croce. E stata una esperienza umana indimenticabile, in un ambiente cosmopolita, dove ho avuto il piacere di conoscere docenti di eccezionale umanità, in un momento anche importante della mia vita. Il che esaurisce la mia vicinanza allOpus Dei e disvela il teorema dellappartenenza a questa prelatura.
Che ricordo ha dellesperienza professionale aversana?
Beh si parla della mia formazione professionale. Tra le redazioni di Caserta e Aversa è maturata la mia professione. Ad Aversa, in particolare, dove mi recai per volontà delleditore di allora ad allestire e dirigere la redazione aversana del quotidiano presso il quale lavoravo allora, ho conosciuto una realtà di grande sacrificio ma foriera di grandi soddisfazioni. Una gavetta che molti dovrebbero conoscere prima di dirsi giornalisti, quella dei quotidiani di provincia. Per portare nella professione anche una dimensione più umana che non sempre chi, fortunato lui, comincia nelle grandi redazioni metropolitane (Roma, capitale della politica in particolare), riesce a trasferire. Non posso non pensare però a tutti quei bravi colleghi che ogni giorno, nel nostro sud, sono costretti a guardarsi le spalle.
Salvatore Pizzo