Abbiamo incontrato Giovanni Giuliano, aversano e componente del Consiglio Nazionale dei giovani imprenditori. Giuliano è attivo nel settore creditizio e gli abbiamo chiesto alcune riflessioni relative all’economia locale, ed in particolare in merito al tema dell’accesso al credito nel nostro territorio, caratterizzato dal suo sbilanciamento a favore delle imprese settentrionali in danno della nostra economia.

Accedere al credito è più difficile per chi opera nel Sud, secondo lei questo fenomeno può essere l’effetto della colonizzazione bancaria operata dagli istituti di credito più importanti, tutti nelle mani di gruppi settentrionali, che non hanno interesse allo sviluppo del Mezzogiorno?

 

Assolutamente si. Il Mezzogiorno è visto essenzialmente come area di consumo e non come produzione, pertanto, le strutture bancarie facenti capo a gruppi settentrionali, come dice Lei, hanno interesse non a finanziare chi vuole produrre al sud in concorrenza, quindi, con le imprese settentrionali, ma chi vuole consumare al sud. Bisogna creare, pertanto, e/o supportare/sviluppare sempre più realtà creditizie locali che siano volano si ricchezza endogena.

Occorre, però, anche che le imprese assumano un diverso e più corretto atteggiamento nei confronti di tutti gli stakeholder interessati al business, a cominciare dal fisco, fino ai dipendenti, tutti da ritenere fornitori di servizi essenziali. Altro problema è se lo Stato, a fronte di determinati servizi resi, chieda un inadeguato compenso…

 

Lei fa parte del Consiglio Nazionale dei giovani imprenditori, può dirci perchè Confindustria non ha strutture pienamente autonome nella zona Aversana, ma dipendenti dalla sede ubicata nella cittadina di Caserta, questo avviene nonostante il nostro territorio presenti delle peculiarità storiche e produttive di certo non secondarie, come quelle presenti nel territorio dei comuni di Teverola, Carinaro e Gricignano?

 

Le devo dire che la logistica non è un problema, consideri che la maggior parte del PIL casertano è prodotto nell’Agro Aversano e la stessa proporzione è mantenuta in seno a Confindustria Caserta; sarà importante mantenere posizioni di rappresentanza che si rifacciano direttamente al Nostro territorio ma che abbiano l’amplificazione su tutta la provincia, come il mio caso ma anche come il caso dell’attuale Presidente regionale senior, Cristiana Coppola, candidata ad entrare nella squadra nazionale della designata Presidente Marcegaglia, che ha origini indubitabilmente aversane.

 

Qual è il rapporto tra Az Leasing, l’unica società campana con capitale interamente privato, da lei presieduta, e la Banca di Credito Cooperativo di Aversa presieduta da suo padre?

 

Nessuno, se non il fatto che siamo sullo stesso territorio di competenza, oggi, vero polo di eccellenza finanziario in provincia di Caserta.

 

Chi sono i vostri soci, come nasce la vostra iniziativa?

 

Tutte imprese di eccellenza del territorio, appartenenti a settori diversificati, che hanno voluto creare un acceleratore degli investimenti sul territorio aversano, in  grado di orientare e spostare, così, gli impieghi creditizi verso realtà imprenditoriali che non hanno nulla da invidiare a quelle del nord.

 

In passato molti hanno concentrato le loro risorse nell’edilizia residenziale. Il nostro territorio è piano di palazzi, ma mancano molti servizi, secondo lei scommettere sulla fruibilità del patrimonio artistico culturale ed enogastronomico, potrebbe essere una scelta valida?

 

Assolutamente si, concordo. Andrebbe attuato un Piano Marshall orientato al turismo e al settore agroindustriale nel nostro territorio campano per valorizzare le risorse naturali di cui disponiamo e che non sono replicabili in nessuna altra parte del mondo. Capri, la mozzarella, non sono copiabili in Cina… Non tanto e non solo il turismo ma anche la cucina meridionale è un asset che tutti all’estero ci riconoscono. Pensi che alcuni mesi fa, negli Stati Uniti, parlando con un giovane imprenditore americano, mi fu rivolta la domanda: “How do you say Pizza in italiano”, pensando che la Pizza fosse, oramai, un prodotto di origine statunitense…

 

Da imprenditore aversano sente di avere le stesse possibilità dei suoi colleghi settentrionali, oppure riscontra delle difficoltà che loro non hanno?

 

Gradirei che tutti i fondi pubblici, come è successo in Spagna tra il 2000 e il 2006, fossero investiti in infrastrutture. Oggi, per un’impresa del nostro territorio avere un cliente giapponese che sia in grado di arrivare e caricare merce facilmente con i propri mezzi fino ai cancelli della propria azienda è sicuramente più vantaggioso di un contributo a fondo perduto a pioggia per l’acquisto di scorte o impianti.

 

Come giovane imprenditore è favorevole all’esistenza della Provincia di Caserta, questo ente è utile?

 

E’ un discorso che scivola su considerazioni più squisitamente di tipo politico, per cui non scenderei nei particolari, tuttavia, dalla mia visuale economico-aziendale, alla luce del fatto che la Provincia è un Ente che, apparentemente, drena risorse e non le distribuisce, in altri termini crea spesa pubblica, che è l’obiettivo delle banche del nord che hanno interesse a finanziare il quinto dello stipendio di un dipendente pubblico, piuttosto che un’attività imprenditoriale, direi che scommetterei più sull’accorpamento di più province e darei vigore all’idea-progetto delle “aree metropolitane”, da intendersi anche come basi di infrastrutture logistiche, quali interporti, aeroporti, ecc.

 

Cosa si aspettano i giovani imprenditori dell’Aversano da chi ha responsabilità di governo locale?

 

Trasparenza, competenza e meritocrazia nelle scelte da compiersi e non solo da annunciare. La mia, la Sua generazione è vissuta tra le promesse mai mantenute. E’ finita quell’epoca, visto che per un giovane meridionale è più facile emigrare che trarre profitti dal territorio in cui è nato. E’ il momento che anche i governi locali decidano, agiscano per l’interesse generale e non solo per il particolare, perchè se una scelta è oggettivamente giusta sarà diffusamente apprezzata, a prescindere dal colore politico di chi l’ha presa, e comporterà, quindi, conseguenzialmente, anche inevitabili ricadute indirette in termini di consenso politico a medio termine. E’ preferibile che un politico, anche locale, agisca così piuttosto che come una vittima della “trappola del consenso” a breve termine, mirando, così, le sue azioni e scelte (direi meglio “non scelte”) esclusivamente verso “gruppi di elettori” o protetti.

Salvatore Pizzo