Riprende con un videotelefonino le gambe della professoressa, e mentre la donna era impegnata a dialogare con un gruppo di alunni, riesce a posizionare il cellulare in modo da riprenderne la biancheria intima. La professoressa non si è accorta di quello che le stava accadendo e l’alunno ha carpito le immagini, ha poi diffuso il video tra i compagni.

Non si tratta della la sequenza di un film di Alvaro Vitali (Pierino), ma è stata l’azione di un accaduto qualche giorno fa all’Itis ‘Montani’ di Fermo. Lo studente è stato sospeso dalla scuola per 15 giorni, è troppo poco: se questo giovane utente del servizio pubblico “scuola”, ha più di 14 anni dev’essere, come qualsiasi altro cittadino dev’essere opportunamente perseguito dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori, la quale potrebbe agire anche di propria iniziativa nel caso in cui la professoressa dovesse essere stata così gentile da non denunciarlo, anche se trattandosi di un pubblico ufficiale avrebbe l’obbligo di farlo. Per trasmettere un chiaro messaggio alle famiglie italiane, che sono tenute a farsi carico non solo dell’educazione dei figli ma anche a rispondere in sede legale delle loro azioni, l’istituzione scolastica e il docente, che può agire anche in proprio, dovrebbe adire in sede civile al fine di ottenere un risarcimento danni. Se un fatto di questo genere fosse avvenuto ai danni di un altro pubblico ufficiale, diverso da un docente, le ripercussioni giudiziarie sarebbero state molto più gravi. La scuola quale istituzione preposta alla formazione, ha ancora di più il diritto dovere di trasmettere che alla violazione di una noma, corrisponde una sanzione. Speriamo che i genitori di questo alunno abbiano almeno ringraziato la scuola per la lieve sospensione che gli è stata comminata.

Salvatore Pizzo (sostenitore del movimento di pensiero: “Docente, autorità dello stato che forma)