“La mia famiglia ha compreso che non bisogna venire a patti in nessun modo con la criminalità”. Lo ha detto Cristiana Coppola (nella foto), vice presidente di Confindustria, al Corriere della Sera dopo che il quotidiano ha dato notizia della richiesta di soldi avanzata dal Clan dei Casalesi al padre Cristofaro Coppola, in merito alla realizzazione della clinica diretta dal medico Vincenzo Schiavone a Castelvolturno.

Sicuramente un’affermazione giusta quella della Coppola, che però non ha mai parlato della dilagante cementificazione che la sua famiglia ha portato avanti sul Litorale Domitio, dove in riva al nostro mare negli anni 60/70 è sorta una disordinata città che si chiama Villaggio Coppola, un pugno al territorio, un fiume di cemento che a una terra già infestata dal dramma Camorra. Al cantiere della clinica si presentò un certo Scoppiettà, un 73enne che parlava a nome di Francesco Bidognetti detto “Cicciotto ‘è Mezzanotte”, ma Coppola avrebbe rifiutato e dopo poco ci furono degli attentati presso alcuni cantieri dell’azienda “Mirabella”, di proprietà della famiglia. Secondo le indagini il Clan voleva da Coppola anche i subappalti per le opere di riqualificazione del Litorale Domitio. Il proprietario della clinica, Vincenzo Schiavone, che ha raccontato gli inquirenti le minacce subite dal clan, rendendo possibili molti arresti, adesso vive sotto scorta.

Di sp