“Una sentenza importante", così il Capo della Dda, Franco Roberti, ha definito la sentenza d’appello del processo ‘Spartacus’ contro i capi clan dei “Casalesi”, Roberti ha aggiunto: “Qui da noi nessuno si fa illusioni. Sappiamo che non basta, sappiamo che occorrono massicci rinforzi d’organico e che c’e’ ancora tanta strada. Anche il processo Spartacus non è ancora terminato.

Non è stato ancora fissato in appello il processo -spiega- per reati associativi. Noi abbiamo sollecitato l’iscrizione al ruolo ed il rischio prescrizione è altissimo. C’e’ il rischio scarcerazioni. Mi riferisco alla cosiddetta zona grigia, alle figure cerniera tra clan e imprenditoria che ora rischiano di ritrovarsi a piede libero". Dopo la sentenza della Corte d’Aassise di Appello che ha comminato 16 ergastoli ai Casalesi, si sono sprecati i commenti di plauso espressi dai politici: Veltroni, Maroni, Mantovano e Di Pietro sono stati i primi ad esprimersi, ma nessuno ha fatto cenno all’allarme lanciato dal Pm Roberti. Anche l’imprenditore Pietro Russo, titolare di una fabbrica di materassi a Santa Maria Capua Vetere bruciata lo scorso mese perché lui non ha versato il “regalo per i carcerati”, ha detto che a lui le richieste estorsive le hanno fatti quelli che sono liberi, il che è tutto dire, la strada contro i Casalesi è ancora in salita. Russo per essersi ribellato adesso vive sotto scorta, ed ha invitato anche gli altri a ribellarsi. Anche un’altra vittima del clan ha auspicato che non tutto è perduto, Giuseppina di Bona, moglie di Antonio di Bona, un uomo ucciso per errore nel corso di un agguato. La donna dopo l’omicidio non ha mai voluto lasciare Casal di Principe. “E’ un mondo senza uguale che ruota intorno a quattro clan: Schiavone, Bidognetti, Zagaria e Iovine". Cosi’ il colonnello Carmelo Burgio, che ha svolto servizio anche a Casal di Principe ha descritto il nostro territorio.

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