Alfonso Baldascino il penalista che assiste il boss del Clan dei Casalesi Francesco Schiavone “Sandokan”, in un’intervista a Il Giornale, parlando della sentenza d’appello del processo Sparrtacus, ha ricordato che tutto si basa sulle dichiarazioni dei pentiti: «In nessuno dei capi d’imputazione vi è un riscontro di altro tipo, tecnico o testimoniale.

Prendete il caso di De Falco, considerato uno dei capi dei clan, che secondo l’accusa venne ucciso per avere confidato ai carabinieri il luogo dove si trovava Bidognetti, altro asserito capo clan. Solo parole, parole, parole. L’unico teste che c’era, un maresciallo dei carabinieri, ha escluso che la fonte della soffiata fosse De Falco. Questo è un esempio, ma se ne possono citare molti». Baldascino ha parlato anche di «un’insistenza mediatica così forte costituisce una possibilità di condizionamento del giudice. Parlo di "possibilità" che è causa, secondo il codice, di remissione del procedimento in altra sede. La norma non riguarda il condizionamento vero e proprio del giudice ma il pericolo che questi possa essere condizionato dal clima ambientale che si è creato attorno al processo. Non sono in grado di dire se l’effetto-Gomorra ha condizionato i giudici, dico solo che questo tipo di bombardamento mediatico può in qualche maniera influire sull’atteggiamento psicologico di tutti. C’è stata un’attenzione esagerata a questo secondo processo, gli imputati sono stati condannati ancor prima della sentenza». In merito all’ergastolo per l’omicidio Bardellino, Baldascino ha detto «è impossibile provarlo perché non si sa nemmeno se l’ex boss è stato davvero ucciso non essendo stato ritrovato il corpo. Noi ci battiamo per la certezza del fatto prim’ancora della certezza della responsabilità. Troppo facile accollare tutto a Francesco Schiavone, non esiste la prova provata che Schiavone fosse il capo dei capi». Va anche detto che Schiavone è stato assolto. «Anche per diversi omicidi, ma nessuno lo scrive», dice l’avvocato.

Di red