"Il divieto di pubblicare gli atti di indagine preliminare fino al termine dell’udienza preliminare è una pietra tombale sulla libertà di stampa. I cittadini hanno il diritto di conoscere i fatti". Lo ha detto Armando Spataro, Procuratore Aggiunto della Repubblica di Milano e dirigente dell’Associazione Nazionale Magistrati, parlando del disegno di legge del Governo in materia di intercettazioni telefoniche giudiziarie, che in realtà disciplina fattispecie che con i dialoghi telefonici non c’entrano.

"Il vero problema – ha continuato Spataro – è un abuso della stampa per fini scandalistici, nell’impossibilità nel sistema attuale di impedire intercettazioni che non hanno rilevanza per l’interesse pubblico. Non si capisce la correlazione fra questo problema e la restrizione per i magistrati della possibilità di usare intercettazioni: avrebbe senso piuttosto estendere il segreto, e inasprire le pene per chi pubblica intercettazioni integrali. È assurdo anche che si limiti temporalmente l’uso delle intercettazioni a tre mesi quando è già fissato il termine per le indagini preliminari". Spataro, durante l’incontro organizzato dall’Anm a Milano, ha parlato anche delle critiche mosse all’uso delle intercettazioni per i suoi costi eccessivi per le casse dei tribunali. "Le stime sui costi sono completamente sbagliate, piuttosto pesa il grande business che fiorisce attorno alle intercettazioni: le società di telefonia fanno pagare cifre esorbitanti per fornire informazioni che per legge sono tenute a dare. Falsa è anche l’affermazione che nei processi ci sia un abuso di intercettazioni".

Salvatore Pizzo