Al "Premio Archiprix Italia 2008", premio nazionale per le migliori tesi di laurea per le Facoltà di Architettura, la facoltà aversana è stata espressamente menzionato lalto livello di progettualità raggiunto dalla Vanvitelli. Alla cerimonia della premiazione che è stata condotta da Domenico Podestà – presidente del Dipartimento Legislazione Nazionale e Europea (Osservatorio), Protocolli Prestazionali, promotore di Archiprix Italia,
sono intervenuti tra gli altri Henk van der Veen (Archiprix Olanda); Riccardo Bedrone (presidente dell’ Ordine degli architetti di Torino); Raffaele Sirica (presidente del Consiglio Nazionale Architetti); Daniele Rotondo (giornalista del TG2); Maurizio Galletti (soprintendente del Ministero dei Beni Culturali). E stata premiata la tesi di Luigi Foglia neo laureato della Facoltà di Architettura di Aversa, si tratta di un lavoro che riguarda unex cava che si trova a Caserta. Sotto la descrizione del lavoro:
Recupero dellarea dismessa ex Cava dei Cappuccini: progetto per un museo espositivo, laboratori di ricerca, alloggi per ricercatori e parco a supporto del polo universitario
Le aree dismesse, ed in particolare le cave, giocano un ruolo fondamentale nella condizione di degrado in cui versano le periferie moderne,creando una costellazione di vuoti urbani di scarsa qualità morfologica e relazionante.
Tali non luoghi,in seguito ad opportuni progetti di recupero,possono tuttavia divenire parti integranti e riequilibranti del sistema città. Già da anni in Norvegia lantropizzazione dellattività di riqualificazione delle aree di cava viene assunta come principale tipologia di intervento.
La tesi nasce dallesigenza di indagare modalità alternative di recupero delle cave nel Casertano,disseminate puntualmente lungo larco dei Monti Tifatini,spesso anche in prossimità di importanti monumenti o di centri abitati,ed intende provocatoriamente essere un precedente per fronteggiare un così macroscopico danno ambientale e paesaggistico.
Di fatto le recenti proposte direcupero ambientale(tra cui linteressante costituzione di un Parco delle Cave del Tifata)destano piuttosto la preoccupazione lecita che i siti in questione possano rivestire un ruolo nellasoluzionedel problema rifiuti,legittimandosi come vere e proprie discariche a cielo aperto.
Sperimentare un approccio architettonico al problema,e quindi attribuire al vuoto la stessa pregnanza di significati delpienoè il leit motiv della tesi.
Larea in esame,lex cava dei Cappuccini,viene scelta come sito sia per la sua emblematica morfologia che per le preesistenze che ospita:lambita dalla città di Caserta su entrambi i fronti di scavo,visibile dai punti più centrali della città,si configura come vero e proprio paesaggio lunare portato alla luce direttamente dal cuore della montagna.
Un osservatorio sulla città,dunque,dotato di un innegabile valore paesaggistico e storico-artistico data la presenza del convento e della chiesetta borbonica nonché di uno splendido uliveto secolare.
Si opera sul primo dei due fronti di scavo tramite strutture ipogee tese a relazionarlo al secondo,su cui già insiste il progetto per un polo universitario.
In primis si sono individuate le fasce di permeabilità dellarea,al fine di creare una fitta rete di relazione tra i sistemi cava-città,attraverso lo studio attento dei percorsi e della loro diversificazione.
Il parcheggio a raso posto allaccesso dellarea ne sancisce la chiusura al traffico veicolare,consentendo unicamente lo sviluppo di percorrenze pedonali;i percorsi dei rifornimenti conducono i tir al deposito interno allarea senza mai interferire visivamente ed acusticamente con essa.
Lintero scavo è restituito alla città tramite il parco costituito dai 2 elementi:
Il giardino di pietra,che rimanda direttamente allattività estrattiva che ha determinato la conformazione del luogo,attraverso forme dure e taglienti e lutilizzo di materiali rinvenuti in sito;
Il giardino alberato,che,come teorizzato da Gilles Clément inIl manifesto del terzo paesaggio,utilizza la vegetazione spontanea per ricostituire lhabitat perduto:lembi di terra si sollevano al centro creandospaltiper un teatro naturale avente come quinta scenica il bosco mediterraneo di pini.
Sulle grandi pareti di roccia dello scavo si articolano gli aggetti delle architetture ipogee:il museo espositivo,i laboratori di ricerca e gli alloggi per ricercatori.
Il museo gioca il ruolo di principale elemento di liaison:la struttura, articolata su 8800 mq,attraversa longitudinalmente il monte S.Angelo e ricuce i fronti di scavo culminando in 3 affacci rivolti al convento(riadattato a biblioteca),alladiacente bosco di S.Silvestro e ai Monti Tifatini.
Lingresso al museo avviene attraverso una fresatura nella parete nord dello scavo da cui,tramite un corridoio di 4x4m,si accede al foyer costituito da un cubo di 30m per lato su cui si affacciano un bookshop,una caffetteria e gli uffici;da qui,tramite un sistema di rampe,si accede al corpo ad Y su cui si aprono le sale espositive.
Dallarea ristoro si accede ad una postazione panoramica sul versante sud della montagna da cui è possibile spaziare con la vista fino al golfo di Napoli.
La sala centrale costituisce il fulcro del museo ed è caratterizzata dallandamentotelluricodel suolo che diventa un’unica grande rampa poligonale. La sala riceve luce e ventilazione naturale da un sistema di bucature-comparti portanti che ospitano al loro interno gli ascensori che conducono alla sommità del monte;da qui i sentieri conducono i visitatori alla chiesetta borbonica(riadattata ad osservatorio naturalistico).
La sala nord,come il foyer,è costituita da un cubo di 30m per lato da cui tramite un sistema di rampe si accede alla postazione panoramica orientata verso Caserta Vecchia.
Tramite il comune deposito di servizio,il museo si collega ai laboratori che integrano lattività di ricerca con quella espositiva e sono completamente permeabili al flusso del pubblico: esternamente si configurano come dei volumi portati alla luce dallerosione i quali,aprendosi dal fronte di scavo,costituiscono laccesso alla struttura.
Ledificio si sviluppa su 4100 mq distribuiti su 3 livelli di cui il primo ospita esposizioni temporanee e,attraverso 4 grandi affacci,diventa un osservatorio sul parco.
Laccesso ai livelli inferiori avviene tramite 2 rampe di scale contrapposte:ballatoi integrati a spazi espositivi servono gli ambienti dei laboratori veri e propri.
Collegati al parco e al museo da un sistema di rampe e percorsi,si dispongono i 4 alloggi,ognuno dei quali si articola su 90 mq ed è pensato per ospitare una coppia di ricercatori:tutti gli ambienti affacciano sul versante sud-est della pianura del Casertano