Ad Gentes

Al popolo di Dio della Chiesa aversana

Carissimi fratelli e sorelle,

il convegno diocesano dello scorso settembre ha richiamato la nostra attenzione sul decreto del Concilio Vaticano II sull’attività missionaria della Chiesa, intitolato “AD GENTES”.

La magistrale relazione del nostro Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli e già Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, ha dischiuso al nostro sguardo ecclesiale il vasto orizzonte della missione apostolica della Chiesa, delineando il faticoso itinerario del documento conciliare, cui diedero il loro apporto teologi di grande spessore dottrinale in qualità di periti come Joseph Ratzinger, oggi Benedetto XVI, e il domenicano Congar.………………………………………………………………….
A conclusione del convegno da tutta l’assemblea degli operatori è stata recitata la preghiera in preparazione al Sinodo Diocesano, sempre più vicino, fissato per il 2009.

Elevando allo Spirito Santo la corale invocazione “illumina le menti e riscalda i cuori dei tuoi fedeli perché l’assise sinodale sia una rinnovata Pentecoste per la diocesi” è apparso chiaro a tutti lo stretto collegamento tra l’impegno di preparazione al Sinodo e lo studio per l’attuazione del decreto “AD GENTES”.

Come potrebbe il Sinodo del 2009 essere una rinnovata Pentecoste, nella quale lo Spirito Santo aprirà il cuore dei nostri fedeli all’evangelizzazione del mondo contemporaneo senza un’approfondita conoscenza e un intenso impegno nell’attività missionaria della Chiesa, ben puntualizzata dal decreto conciliare?

La preparazione al Sinodo, in cui sono impegnate tutte le nostre comunità parrocchiali e religiose e le aggregazioni laicali, troverà nel documento missionario del Vaticano II lo slancio apostolico, che dovrà animare l’assemblea sinodale, impegnata a tradurre in norme codificate il dettato delle quattro costituzioni conciliari.

Solo una rinnovata coscienza missionaria, motivata dalle chiare indicazioni emerse dal decreto AD GENTES, potrà imprimere spirito e vita alle sedute sinodali per evitare il rischio di rimanere enfatici eventi celebrativi.

Sarà propriamente questa coscienza missionaria a spiegare la presenza dei laici all’assise sinodale, evento storico nella vita della Chiesa, a pari titolo e dignità dei sacerdoti, perché uniti nell’unica vocazione e missione della chiesa, che poggiano sul fondamento sacramentale del Battesimo.

Studiando il decreto AD GENTES mentre ferve il lavorio preparatorio al Sinodo diocesano, che soffermerà la sua riflessione pregata sulle quattro costituzioni del Concilio Vaticano II, la nostra Chiesa aversana vuole rendere omaggio ai numerosi Padri Conciliari, provenienti dalle chiese missionarie sparse nel mondo, i quali all’Assise Ecumenica portarono tesori di scienza, pietà e zelo apostolico.

LA TEOLOGIA DELLA MISSIONE

Permettetemi, fratelli e sorelle, che insieme con voi dia uno sguardo sintetico al decreto AD GENTES, soffermandomi innanzitutto sul primo capitolo: principi dottrinali.

Già il Card. Sepe, nella relazione al convegno di settembre, accennò al primitivo schema offerto allo studio dei Padri conciliari, in cui l’attività missionaria veniva delineata nel suo dinamismo operativo, senza approfondire la misteriosa sorgente dell’attività apostolica della Chiesa:  la Santissima Trinità.

Il documento conciliare afferma chiaramente: “La Chiesa che vive nel tempo è per sua natura missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la propria origine”

Per capire la nostra comune vocazione missionaria, come appartenenti all’unica Chiesa, dobbiamo elevare lo sguardo adorante della nostra anima al Padre Celeste, Principio senza inizio di tutta l’opera della salvezza, che manda a noi il Figlio, morto e risorto per noi e nel nome del Figlio Redentore invia lo Spirito Santo, anima della Chiesa.

Comprendete subito, fratelli e sorelle, che nel momento in cui siamo stati battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, siamo diventati missionari.

Pertanto, dobbiamo convincerci che nella Chiesa si nasce missionari; non ci sono altri stati di nascita. Dobbiamo confessare con umiltà che questa verità teologica non è stata mai chiara nella nostra coscienza di cristiani.

Abbiamo sempre pensato che missionari sono coloro che il Signore chiama a recarsi nelle terre lontane, ove ancora non è stato annunciato il Vangelo.

A costoro il decreto riserva un intero capitolo il IV, in cui si parla di una “vocazione speciale” per coloro che il Signore chiama e la Chiesa invia in territori da evangelizzare. ma la vocazione comune alla missione della Chiesa coinvolge tutto il popolo di Dio.

Si nasce per vivere. Se nasciamo missionari, dobbiamo vivere la nostra vita missionaria e, per rimanere fedeli agli impegni del nostro Battesimo, dovremo morire da missionari.

Questa comune identità missionaria impone a tutti, nessuno escluso, un serio esame di coscienza. Laico o sacerdote vivo da missionario nell’ambiente ove il Signore mi ha posto? Missionario significa inviato: mi sento mandato dal Signore stesso, nel nome della SS.ma Trinità in cui sono stato battezzato, a tutti coloro che incontro nel cammino della mia esistenza?

Sono interrogativi, fratelli e sorelle, che scuotono qualsiasi coscienza cristiana,  consapevole del dovere dell’attività missionaria, che, come il testo conciliare attesta, appartiene alla natura della Chiesa.

FORMAZIONE MISSIONARIA

La vita nascente ha bisogno di cure per crescere e svilupparsi e assumere, a tempo debito, le proprie responsabilità.

Nascendo missionari per il nostro Battesimo, per crescere nella vita missionaria, abbiamo bisogno in merito di un’educazione per maturare la nostra vocazione e impegnarci a viverla con l’aiuto della grazia divina. Da qui l’urgenza di una solida formazione missionaria per tutti i nostri fedeli.

Dalle relazioni dei gruppi di studi del nostro convegno diocesano ho registrato, con interiore compiacimento, la domanda emergente coralmente di un urgente bisogno di formazione integrale, includendo pienamente l’attività missionaria.

Mi rivolgo, pertanto, innanzitutto ai confratelli nel sacerdozio: parroci, assistenti di gruppi, cooperatori parrocchiali perché, mossi dallo Spirito di Dio, impostino il loro lavoro pastorale in chiave missionaria, inculcando l’ansia evangelizzatrice ai nostri fedeli.

Questi, da troppo tempo, sono stati abituati a sentirsi buoni cristiani in un individualismo chiuso in se stesso, senza nessuna apertura all’altro. Quante volte abbiamo sentito affermazioni di perbenismo, formulate in queste parole “Io mi faccio i fatti miei e non disturbo nessuno”.

Un caldo appello rivolgo anche alle aggregazioni laicali della nostra diocesi: associazioni, movimenti, gruppi ecclesiali dove spesso si nota, come si suol dire, un’aria di autoreferenzialità. I gruppi si chiudono in se stessi e non comunicano fra di loro, qualche volta ci si contrappone, destando turbamento nelle comunità parrocchiali.

Alla luce del decreto AD GENTES esorto tutti i laici impegnati nelle aggregazioni a voler impegnarsi a fondo nello studio del documento conciliare e formarsi una solida coscienza missionaria per portare nel mondo secolarizzato di oggi il lievito del Vangelo.

A proposito sarà salutare tenere rapporti con l’Ufficio Missionario Diocesano, che rende un buon servizio di animazione missionaria.

Le testimonianze di laici, uomini e donne, che si sono recati in territori di missione, hanno suscitato nei vari gruppi di studio tanta edificazione e hanno stimolato menti e cuori a voler vivere le stesse esperienze.

Rendo grazie di questo al Signore e prego che lo Spirito Santo muova tanti altri cuori di sacerdoti e laici a queste esperienze di vita missionaria.

È stato consolante per me, vostro Pastore, ricevere dal Direttore dell’Ufficio Missionario un elenco di più di venti laici disponibili a recarsi nelle comunità parrocchiali per illustrare il decreto conciliare. Sono frutti maturi di formazione missionaria, che, con l’aiuto di Dio, speriamo si moltiplichino nella nostra diocesi, distintasi per sensibilità missionaria, come comprova la numerosa schiera di missionari e missionarie della nostra Chiesa aversana, sparsi in tutto il mondo.

L’ORIZZONTE SCONFINATO DELLA MISSIONE

Dinanzi alla vastità dell’opera missionaria si rimane umanamente sbalorditi. Ricorderete le cifre forniteci dal Card. Sepe durante il convegno; su sei miliardi circa che popolano la terra, solo un miliardo e più sono cristiani, il resto rimane ancora nelle tenebre e nell’ombra della morte, per citare le bibliche espressioni.

Solo la fede nell’onnipotenza di Dio può tenerci sereni in una simile situazione, che alle forze umane appare assolutamente impari per un’opera di evangelizzazione mondiale.

Dando uno sguardo sui cinque continenti, ci rendiamo subito conto come ancora, dopo duemila anni di cristianesimo, siamo ancora all’alba del giorno del Signore, finché la luce del Vangelo illumini tutti i popoli della terra.

Basti considerare il vasto continente asiatico, quasi tutto impermeabile all’annuncio del Vangelo, anche se non mancano segnali di apertura al soffio dello Spirito.

Non meno tranquilli ci lasciano i vasti territori degli altri continenti. La tristezza aumenta a pensare al nostro continente europeo, che tanto deve al cristianesimo nell’evolversi della sua stessa civiltà, avvolto oggi da fitte tenebre di nuovo paganesimo, in dilagante secolarismo, ostinato a rinnegare le radici cristiane.

Non a caso il grande Papa Giovanni Paolo II ha riproposto “una nuova evangelizzazione” nuova – ebbe a chiarire – nell’ardore, nelle forme, nelle espressioni”.

La situazione della nostra Italia è al vaglio di tutti nella diffusa crisi di valori morali e spirituali e quindi nell’eclissi del senso religioso. Certamente la crisi non ha la stessa dimensione in tutto lo stivale. Il nostro sud, per grazia di Dio, resiste meglio all’urto delle teorie e prassi scristianizzanti, le nostre buone popolazioni conservano bene il senso del sacro e rimangono ancorate alla vita della Chiesa; ma non possiamo negare fenomeni fuorvianti anche nelle nostre zone.

Non mi soffermo sull’intralcio diabolico per la missione evangelizzatrice della Chiesa, provocato dalle divisioni interne alla stessa Chiesa di Gesù. Le nostre storiche e attuali lacerazioni impediscono malauguratamente l’opera missionaria, che per essere efficace ha bisogno di compattezza e sinergia.

Da qui l’urgenza del cammino ecumenico, tanto a cuore ai nostri Sommi Pontefici, fino al nostro Papa Benedetto, che tanto impulso sta infondendo al lavoro ecumenico della Chiesa Cattolica. Ne abbiamo avuto un’esaltante esperienza nella visita alla nostra Cattedrale del Metropolita Kirill del Patriarcato di Mosca, nella serata del 22 ottobre u.s.

Questa impressionante panoramica ci spinga ad una crociata di preghiera ecumenica e missionaria in tutte le nostre comunità parrocchiali e religiose, ben sapendo che ciò che non è possibile agli uomini, è possibile a Dio.

LE CHIESE PARTICOLARI NEI TERRITORI DI MISSIONE

Chi ha conoscenza dell’annuario pontificio, che la Curia Romana pubblica annualmente, vi trova tutte le diocesi della Chiesa Cattolica. Tra queste sono nominate le numerose diocesi nelle terre di missione.

A un osservatore sprovveduto appaiono comunità diocesane uguali a tutte le nostre chiese particolari nelle nostre terre di antica tradizione cristiana, alcune risalenti all’epoca apostolica.

Ogni diocesi missionaria porta con se invece, una lunga storia di lavoro apostolico, intriso di sacrifici e di rinunzie, frequentemente coronati con il martirio di sacerdoti e laici, che hanno offerto la vita per la causa del Vangelo.

L’attività missionaria tende infatti a “piantare” la Chiesa, sacramento universale di salvezza per tutti gli uomini di ogni regione, di ogni popolo, di ogni epoca. Considerate, fratelli e sorelle, che immane impresa sia la costituzione di una diocesi in terra di missione. Quanta fatica e mezzi economici esige la realizzazione delle strutture diocesane.

Noi, abituati alle splendide chiese cattedrali, ai sacri edifici delle nostre chiese parrocchiali e rettorali, alle storiche dimore degli episcopi e dei seminari diocesani e regionali, ai molteplici ambienti di ministero pastorale, alle opere sociali degli Istituti Religiosi, facciamo fatica a renderci conto delle enormi esigenze anche finanziarie per costruire le strutture in una diocesi missionaria. Ecco  ove confluiscono le offerte della giornata mondiale missionaria, celebrata annualmente la terza domenica di ottobre.

Il Dicastero della Curia Romana, che raccoglie e distribuisce, secondo le reali esigenze locali delle chiesa missionarie, è la Congregazione dell’Evangelizzazione dei Popoli, chiamata De Propaganda Fide, moderata nello scorso quinquennio in qualità di Prefetto dal nostro Card. Crescenzio Sepe.

Intendo ringraziare la vostra generosità nel raccogliere gli oboli per la giornata mondiale, anche se si potrebbe raccogliere molto di più se ci fosse più sensibilità verso le necessità di queste giovani chiesa in terre di missione e più impegno nelle nostre comunità parrocchiali e aggregazioni laicali a sostenere largamente l’attività missionaria della Chiesa.

Ritengo doveroso ricordare ai confratelli parroci e rettori di chiesa che la celebrazione della giornata missionaria è un obbligo vincolante in coscienza per tutti, da cui nessuno può essere dispensato. Non nascondo la mia tristezza nel constatare che in qualche parrocchia in merito si è registrato un vuoto. Mi auguro che non avvenga mai più! Ne si può addurre giustificazione affermando che ci si è impegnati ad aiutare questo o quel missionario, questa o quella opera in tale territorio. Le offerte della giornata mondiale devono essere inviate tutte al Dicastero preposto, che ben conosce i veri bisogni di tutte le zone missionarie.

LA FIGURA CARISMATICA DEL MISSIONARIO

Il quarto capitolo dell’ AD GENTES si sofferma con profondità teologica sulla figura del missionario, dotato di uno speciale carisma qual è la vocazione missionaria. Il testo conciliare indica i missionari come coloro che  “insigniti di una vocazione speciale, forniti di naturale attitudine e capaci per qualità e ingegno, si sentono pronti a intraprendere l’attività missionaria”.

Essendo una speciale chiamata di Dio non è data a tutti i battezzati, anche se tutti gli appartenenti alla Chiesa di Cristo sono chiamati a partecipare alla sua missione.

Il decreto conciliare tra i segni vocazionali di tale speciale chiamata indica la naturale attitudine con chiaro riferimento alla salute fisica, dote naturale indispensabile per affrontare la dura esistenza negli sperduti territori missionari. Quanti cuori ardenti di passione apostolica di sacerdoti religiosi e laici per malferma salute fisica non hanno potuto realizzare il loro sogno missionario!

Altri ancora, pur trovandosi già in terra di missione, ove avevano iniziato un fecondo ministero, per gravi motivi di salute hanno dovuto a malincuore lasciare il loro posto di lavoro missionario.

Nella nostra diocesi abbiamo un fulgido esempio dell’ardente missionario il Beato Paolo Manna, autodefinitosi “il missionario fallito” perché costretto dalla salute cagionevole a lasciare la sua Birmania.

L’AD GENTES  sottolinea ancora le qualità e l’ingegno, di cui deve essere dotato il missionario per poter svolgere un fruttuoso ministero apostolico tra popoli sconosciuti, diversi per mentalità, costumi, lingua e usi.

Basti pensare alla conoscenza delle lingue straniere per rendersi conto dello sforzo di studio e di applicazione del missionario, che si prepara all’ardua opera evangelizzatrice. Soprattutto però il futuro missionario   -recita il documento conciliare –  “deve ricevere una formazione spirituale e morale particolare per prepararsi a questo nobilissimo lavoro”.

Per superare le difficoltà e i pericoli e resistere alla stanchezza e alla solitudine, il missionario deve avere

una robusta vita interiore, ricca di potenziale energetico sovrannaturale per vincere ogni ostacolo e insidia. Ecco l’identikit del missionario, offertoci dal decreto conciliare: “il missionario, animato da viva fede e da incrollabile speranza, sia uomo di preghiera; sia ardente per spirito di virtù, di amore e di sobrietà (AG.25).

Per grazia di Dio non è solo un quadro ideale questo passo del decreto, perché nella storia delle missioni sono innumerevoli le testimonianze vissute di autentica santità.

Quale splendida luce di santità proietta sulla nostra Chiesa aversana la figura del Beato Paolo Manna, di cui custodiamo le spoglie mortali nell’Istituto del PIME a Ducenta.

Davanti alla sua gigantesca figura di missionario ardente e bollente di amore a Cristo e alla Sua Chiesa, avvertiamo tutta la nostra pochezza e ci scopriamo tante volte così miseri e meschini.

L’opera da Lui fondata l’UNIONE MISSIONARIA DEL CLERO, poggiata sulla granitica convinzione, vero oracolo profetico, “TUTTA   LA   CHIESA   PER 

TUTTO IL MONDO”  scuota tutti noi, confratelli nel sacerdozio, dall’indolenza e dal torpore e ravvivi la nostra coscienza missionaria per vivere con generosa dedizione apostolica il nostro ministero ecclesiale.

Il primo seminario missionario del sud Italia, dal Beato fondato proprio a Ducenta, nella nostra diocesi, oggi purtroppo chiuso per crisi vocazionale, ci sproni a una intensa pastorale vocazionale, tendente a scoprire e coltivare i semi di vocazione, che il Signore elargisce nei cuori di tanti giovani.

S. Giovanni Bosco, profondo conoscitore del cuore dei giovani, asseriva che il novanta per cento dei giovani ha la vocazione al sacerdozio. Come mai ne pervengono tanto pochi alla desiderata meta sacerdotale?

Il problema vocazionale è certamente complesso, nè è mio intendo discuterlo in questa conversazione familiare con la mia comunità diocesana, ma non possiamo negare una carenza di assiduo lavoro nella pastorale vocazionale.

Nel Vangelo Gesù ci raccomanda di “pregare il Padrone della  messe   perché   mandi operai   nella   sua

messe”, mi domando: nelle nostre comunità ecclesiali si prega abbastanza per le vocazioni? Lascio a voi la risposta.

Ancora una luminosa figura di martire della fede, di cui è in corso la causa di beatificazione presso la Congregazione delle cause dei Santi, è il P. Mario Vergara di Frattamaggiore. La sua eroica testimonianza di missionario, che ha offerto la propria vita per il Vangelo, è così viva nel cuore di tutti i Frattesi, alcuni dei quali furono suoi coetanei e compagni di studio.

Potrei ancora ricordare tanti altri missionari, figli della nostra diocesi, morti in concetto di santità; ma il senso della misura mi impone di non andare oltre. Non voglio dimenticare però P. Antonio Canduglia, Vincenziano, figlio della nostra città di Aversa, di cu abbiamo celebrato il centenario del suo martirio in Cina.

Mons. Nicola Giallaurito, direttore dell’Ufficio Missionario diocesano, ne ha curato la biografia, pubblicata lo scorso anno. Il racconto della sua vita è altamente edificante e il racconto delle sue lotte e tribolazioni ci riporta al tempo dei martiri dei primi secoli del cristianesimo

simo. L’adagio tertullianeo “Sanguis Martirum, semen cristianorum” sia di lieto auspicio per una primaverile fioritura di fede cristiana nella nostra Chiesa aversana, che sta vivendo un periodo di straordinaria grazia nella preparazione al Sinodo!

LA COOPERAZIONE MISSIONARIA

Una speciale attenta riflessione merita l’ultimo capitolo del decreto AD GENTES dedicato alla doverosa cooperazione missionaria, cui sono chiamati tutti i battezzati, nessuno escluso, secondo le proprie capacità e possibilità.

Chiare e esigenti sono le affermazioni del testo conciliare: “Essendo la Chiesa tutta missionaria, essendo l’opera evangelizzatrice dovere fondamentale del popolo di Dio, il Sacro Concilio invita tutti i fedeli a un profondo rinnovamento interiore, affinché avendo una viva coscienza della propria responsabilità in ordine alla diffusione del  Vangelo, prendano la loro parte nell’opera missionaria presso le Genti” (AG35).

Fratelli e sorelle, sono parole da meditare una per una e scolpirle nell’intimo del nostro cuore, se non vogliamo venir meno agli obblighi della nostra identità cristiana.

La missionarietà non coinvolge una parte della Chiesa, lasciando ampie parti fuori di essa, ma come attesta il Concilio, riguarda tutta la Chiesa e quindi ognuno e tutti noi insieme. Da qui scaturisce il dovere fondamentale del popolo di Dio all’impegno dell’evangelizzazione.

Viene spontanea l’espressione paolina nella prima lettera ai Corinzi 9,16 : “Non è per me un vanto annunciare il Vangelo, ma un dovere. Guai a me se non evangelizzo”.

Quando dovesse crollare il fondamento di un edificio, crolla tutto l’edificio. Il significato è chiaro per la nostra vita di cristiani: se non ci adoperiamo per l’opera missionaria, esponiamo al crollo la nostra stessa vita di fede. Davanti a questa inderogabile prospettiva potrebbero sorgere nel nostro animo inquietanti interrogativi circa il modo di attuare in concreto la nostra personale cooperazione missionaria.

L’ AD GENTES fuga subito qualsiasi esitazione e perplessità e con l’autorità magisteriale dei Padri  conciliari esorta tutti i fedeli a un profondo rinnovamento interiore. Torniamo, come vedete fratelli e sorelle, al punto cruciale della vita cristiana: la conversione del cuore e la santificazione della vita personale, che in termine evangelico si suole indicare con la parola greca “metanoia”, ossia cambiamento di mentalità e di conseguenza nuova impostazione di vita.

Nell’economia del Corpo mistico, come viene chiamata la Chiesa con l’immagine paolina, che tutti noi unisce a Cristo come membra al Capo dello stesso corpo, un membro malato o addirittura paralizzato non può contribuire alla vitalità delle altre membra; anzi con la sua patologia influisce sinistramente sulle altri parti del corpo, minandone indirettamente la sanità.

Uscendo dal linguaggio figurato, un cristiano peccatore, ostinato nel male, non può in nessun modo aiutare l’opera missionaria della Chiesa,  tanto danneggiata dalla sua vita peccaminosa.

Ma anche il cristiano tiepido e mediocre, privo di qualsiasi anelito alla santità, rallenta e ritarda la dilatazione del Regno.

Per attuare “il profondo rinnovamento interiore” indicato dal decreto conciliare, ci viene incontro il lavoro di preparazione al Sinodo diocesano, che in questo periodo sta coinvolgendo tutte le comunità parrocchiali, religiose e le aggregazioni laicali. Come infatti potremmo realizzare come singoli e come comunità questo vincolante profondo rinnovamento interiore senza metterci sulla scia luminosa dei documenti conciliari, dono dello Spirito alla Chiesa dei nostri tempi?

I questionari sinodali, messi in circolazione tra le nostre comunità, intendono stimolare la riflessione dei battezzati impegnati sul dettato delle quattro costituzioni del Concilio per calarle nella realtà della nostra diocesi. Non dimentichiamo che in ordine cronologico la prima costituzione promulgata dal Vaticano II fu la “SACROSANTUM CONCILIUM”  in data 3 dicembre 1963. Fra pochi giorni saranno quarantaquattro anni!

Fu il segnale dello Spirito Santo a tutta la Chiesa per indicare nella sacra liturgia, fonte e culmine della vita della Chiesa, la perenne sorgente di ogni rinnovamento ecclesiale.

Nel questionario sinodale troverete stimoli e suggestioni per una vita liturgica sempre più intensa e testimoniata.

Sarebbe una vaga illusione credere di cooperare alla missione della Chiesa, sacramento universale di salvezza, compiendo opere di beneficenza anche grandiose, senza però impegnarsi a una partecipazione intima e costante al Mistero della salvezza, attualizzato dalla celebrazione liturgica.

Delle volte è così diffusa l’erronea convinzione che la preghiera porta solo all’intimismo e allontana dall’azione propriamente missionaria da far sconfinare in un frenetico attivismo, che appunto perché privo di sostegno spirituale, rimane sterile e vano.

L’unico Salvatore del mondo è Gesù Cristo. Se siamo uniti a Lui nella comunione della divina grazia, saremo capaci di cooperare efficacemente all’opera  di

evangelizzazione; ma staccati da Lui non potremo operare niente. “Senza  di me non potete far nulla” (GV. 15,5): sono parole del Signore e le sue parole non possono venir meno. Quanto più la nostra vita sacramentale sarà piena e vitale tanto più coopereremo alla salvezza del mondo.

Ci sia di monito la scelta del grande Papa Pio XI, Achille Ratti, di cui ricorre quest’anno il centocinquantesimo della nascita, il quale dichiarò Patrona delle Missioni l’umile suora di clausura del Carmelo di Lisieux S. Teresa del Bambino Gesù, proclamata Dottore della Chiesa nel 1997 dal grande Papa Giovanni Paolo II.

Il Sinodo diocesano del 2009 si propone di tracciare una pista chiara e solida di una normativa liturgica, che dovrà operare un vero profondo rinnovamento interiore nei nostri fedeli, unendo contemplazione e azione per una autentica coscienza ecclesiale.

Il decreto AD GENTES continua affermando: “tutti i figli della Chiesa devono avere la coscienza della loro responsabilità di fronte al mondo, devono coltivare in se stessi una spiritualità veramente cattolica, devono

spendere le loro forze nell’opera di evangelizzazione” (36). In queste indicazioni conciliari sono contenute le linee maestre del Sinodo diocesano, cui ci stiamo preparando.

I questionari inviati sono uno stimolo a formare la coscienza della propria responsabilità nella Chiesa e nel mondo dei nostri fedeli laici.

Quale apporto a questa coscienza di responsabilità offre la costituzione dogmatica “LUMEN GENTIUM”, magna carta del Concilio Vaticano II e pertanto asse portante del nostro Sinodo diocesano. Appropriandosi del contenuto della Lumen Gentium, i nostri fedeli comprendono la divina missione del popolo di Dio, protagonista attivo, sotto l’azione dello Spirito Santo, della storia della salvezza.

Il senso della loro responsabilità aumenterà sempre più, scoprendo la loro chiamata singola e comunitaria all’opera dell’evangelizzazione e promozione umana. Alla loro coscienza apparirà chiara la natura missionaria della Chiesa comunione e perciò stesso missione.

Avvertiamo da soli  l’esigenza di una  spiritualità

veramente cattolica, di cui parla il testo dell’Ad Gentes per essere e sentirsi Chiesa e non chiesupola, aperti a tutto l’orizzonte missionario, che abbraccia l’umanità intera.

Le indicazioni sinodali sulla costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione “DEI VERBUM” renderanno i nostri fedeli consapevoli di spendere le loro forze nell’opera dell’evangelizzazione, come recita il testo citato.

Quanta ignoranza religiosa dilaga nelle nostre comunità! Ce ne rendiamo conto giorno per giorno. Il diffuso secolarismo tenta di cancellare ogni segno di fede cristiana. Tutto il mondo mediatico è impegnato a trasmettere messaggi antireligiosi, inculcando quella dittatura del relativismo e quella strana dimenticanza di Dio, su cui più volte ha ammonito il Papa Benedetto XVI.

Soltanto una catechesi capillare e puntuale, impartita a tutte le categorie dei nostri fedeli, potrà in qualche modo arginare questo spaventoso vuoto. Ma in questa azione urge la collaborazione responsabile delle famiglie, avvolte oggi dal ciclone della corruzione e perver –

sione.

Gli stimoli sinodali sulle indicazioni autorevoli della costituzione pastorale “GAUDIUM ET SPES” ci sono di grande aiuto e sostegno in quest’opera di evangelizzazione in riferimento soprattutto ai ragazzi e ai giovani. È noto che la Gaudium et Spes pone al primo posto tra i problemi più scottanti della nostra epoca il matrimonio e la famiglia.

In questo decennio circa del mio servizio pastorale l’ufficio diocesano della pastorale familiare ha compiuto e compie un prezioso lavoro di formazione di nuclei famiglie cristiane. È proprio la famiglia il primo campo della missione della Chiesa di oggi. Auspico in questo settore un’azione missionaria a largo raggio.

LA DIMENSIONE MISSIONARIA DELLA PREGHIERA PER IL SINODO DIOCESANO

Carissimi fratelli e sorelle, esprimo a tutti voi: sacerdoti, diaconi, religiosi e fedeli laici la mia gratitudine per l’impegno costante di recitare la preghiera da me composta per la preparazione della celebrazione del Sinodo. Da tempo ormai stiamo chiedendo allo Spirito Santo un cuore nuovo e uno spirito nuovo; elevando questa supplica, noi tutti chiediamo al Signore un cuore infiammato d’amore per Lui e per i fratelli e uno spirito di attenzione e donazione a tutti, in modo particolare ai sofferenti e ai bisognosi.

Vi rendete subito conto che in concreto la nostra preghiera tende ad ottenere dalla bontà del Signore un cuore e uno spirito missionario, aperto totalmente all’amore, del Signore e all’amore generoso verso tutti i fratelli.

Nel linguaggio biblico si

Di red