Finalmente è stato reso onore ai tanti cronisti che dalle nostre parti sono in trincea, quelli che senza atteggiarsi, come fanno altri, ad unici paladini dell’anticamorra sono coloro che per primi pubblicano le faccende relative al Clan dei Casalesi, rivelando all’opinione pubblica le nefandezze di questa famigerata organizzazione criminale.
Qualche giorno fa il Tg1 in prima serata è entrato nella redazione del Corriere di Caserta, intervistando la cronista di giudiziaria Tina Palomba, una donna in prima linea, rischia nella stessa misura di un inviato di guerra, non esiste nessuno che la faccia bucare quando si parla di Casalesi, è stata minacciata anche lei ma nessuno lo dice. Oltre a Palomba è stato intervistato anche il direttore del suo giornale Mimmo Palmieri. Gente in trincea che rischia ogni giorno, quel Roberto Saviano autore di un fortunato libro ha praticamente amplificato quello che già sapevamo grazie agli articoli di gente come Tina Palomba, ma anche di Rosaria Capacchione, Carlo Pascarella, Maria Giovanna Pellegrino, Giovanni Maria Mascia, tutti cronisti di giudiziaria che non hanno la scorta e gli appoggi mediatici per essere proposti al grande pubblico come martiri. Eppure quel Saviano, da molti giornalisti nazionali che suonano la gran cassa è stato definito il primo a rivelare i fatti del clan. Balle. Lo scrittore approfittando della ribalta mediatica del Festival della Letteratura di Mantova, ha definito i giornali locali della nostra zona quale strumento di comunicazione della Camorra, proprio lui che da qualcuno che lavora in quelle redazioni è stato citato in giudizio per plagio. Aveva detto che a Mantova c’erano gli avvocati dei boss ad ascoltare lui cosa dicesse, peccato che non si sappia il nome di questi legali. Ciò ovviamente non toglie che certe scelte giornalistiche siano discutibili e poco condivisibili, ci mancherebbe, siamo in democrazia. Poi da quale pulpito viene la predica, le cronache di questi giorni ci hanno riferito che è stato arrestato un terzo “gomorrista”, personaggi che hanno partecipato al noto film tratto dal libro di Saviano, evidentemente i contatti con certa gente non li hanno i giornalisti locali bensì altri che si atteggiano a paladini. Arruolare gente del territorio per qualsiasi cosa si vada a fare nella zona di Casal di Principe, del resto è una legge non scritta. Nel cast c’erano personaggi di un certo riguardo: Giovanni Venosa, coinvolto una storia di presunte estorsioni, nipote del boss Luigi Venosa “O’ Cocchiere”, che nel film fa la parte del boss; Beranrdino Terracciano, che nella pellicola interpreta se stesso “Zi Bernardino”, è stato arrestato per essere vicino al Clan dei Casalesi, poi una comparsa coinvolta in un fatto minore, Salvatore Fabborcino. Altre Balle, che però hanno coperto lo scandalo dell’arresto dell’attore, sono tate diffuse quando la stampa nazionale ha dato un aiutino sostenendo che il pentito Carmne Schiavone, avesse parlate di un piano per uccidere lo scrittore, una circostanza smentita subito dall’interessato e dal suo avvocato, Alfonso Baldascino, ma l’obiettivo è stato centrato si è tornato a parlare di Saviano come l’unico che rivela i fatti dei Casalesi, solidarietà pelose dal mondo politico hanno poi dato il loro contributo. Altra cosa è il fax che Fratesco Schiavone “Sandokan” ha inviato al suo avvocato: ‘Questo grande romanziere che fa il portavoce di chissa’ chi deve smettere di fare illazioni calunniose false su di me, accostandomi a signori che non ho mai conosciuto’, ma situazioni di questo genere per chi si occupa di giudiziaria nella nostra zona sono routine, ovviamente non giustificabile, quando capitano ad altri nulla succede per lo scrittore Mondadori si organizza la ribalta vittimistica.
Salvatore Pizzo